La banda delle ville tradita dal calcetto

Per mettere le mani sulla banda che da 40 giorni terrorizzava mezza Lombardia si erano pure travestiti da giocatori di calcetto, mischiandosi ad altri appassionati sui campetti di periferia, fingendo pure di giocare a pallone. Da tempo i carabinieri tenevano d’occhio la loro base operativa, il «bar centrale» al quartiere «satellite» di Pioltello. A soli 300 metri dalla caserma. Di giorno il terzetto di albanesi era perennemente seduto ai tavolini, dove pianificava i colpi notturni che avevano sempre come caratteristica comune la violenza, per terrorizzare le vittime. Non solo, ma dimostravano di avere grande disponibilità di denaro pur non avendo un’occupazione fissa. Poi, sul tardo pomeriggio, tutti sul campo di calcio a giocare con i connazionali e qualche volta anche festini con lucciole. La sera il loro vero «lavoro», che li ha portati dietro alla sbarre.
Le manette sono scattate per tre albanesi, due maggiorenni e un minorenne, ritenuti responsabili di furti in villette, rapine e spaccate a bar da dove sottraevano soldi e macchinette videopoker. Le indagini riguardano 40 casi. Un autentico crescendo rossiniano di colpi. Le loro incursioni erano arrivate anche a lambire le province di Alessandria e Verona. Autentici specialisti del crimine che avevano fatto delle botte il loro stile di vita per intimorire gli aggrediti. I carabinieri agli ordini del colonnello Enzio Spina, erano sulle loro tracce da tempo. Un lavoro certosino fatto di intercettazioni, pedinamenti e controlli incrociati partiti proprio dai furti d’auto.
Il 7 maggio a Pontirolo in provincia di Bergamo il commando, durante l’ennesimo assalto, aveva picchiato selvaggiamente padre e figlio prima di darsi alla fuga. In precedenza, il 31 marzo in un distributore di benzina nel centro di Vaprio d’Adda, avevano cercato di rubare una Land Rover. Il proprietario si era ribellato e aveva messo in fuga i rapinatori. Uno di loro aveva perso il portafoglio nella colluttazione. Da lì erano iniziate le indagini non facili perché al di là del nominativi i carabinieri non avevano in mano nulla. Indagini che hanno permesso alla cattura del terzetto. Per non farsi individuare i tre dormivano in abitazioni differenti ospiti di altri extracomunitari. Unico punto di contatto proprio il «bar centrale» e le partite di calcetto il pomeriggio.
Per sfondare le vetrine dei bar avevano la predilezione per le Ford Fiesta e escort ritenute «solide» come carrozzeria e adatte quindi come ariete. Le rubavano dai box dopo essere entrati nelle abitazioni isolate e immobilizzato i proprietari. Per spostarsi e compiere sopralluoghi invece preferivano le auto di grossa cilindrata. Sempre rubate con la forza. Sabato il blitz alla vigilia dell’ennesimo colpo sempre progettato nei particolari ai tavolini del bar.