Una banda forniva false assunzioni a extracomunitari

I carabinieri del nucleo operativo hanno stroncato una banda che fabbricava assunzioni in piena regola, naturalmente false, per far ottenere il permesso di soggiorno a stranieri entrati irregolarmente in Italia. In manette - con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestini - sono finiti tre italiani, arrestati in flagranza dai militari.
I tre avevano costituito una serie di società fittizie che facevano capo a una cooperativa che forniva agli immigrati clandestini la documentazione di assunzione con relativi cud (i modelli per la certificazione unica dei redditi, ndr) e buste paga, per ottenere il permesso di soggiorno e la conseguente regolarizzazione. Una modulistica talmente perfetta che sia in prefettura che in questura nessuno ha mai avuto dubbi sul fatto che si trattasse di quella originale. I documenti venivano falsificati così bene attraverso un sistema semplice ma ben congeniato: con una serie di pc e programmi di computer grafica la banda riusciva a copiare e falsificare i timbri degli enti pubblici e anche moduli e carte intestate. Poi le pratiche, «perfettamente falsificate», come hanno spiegato ieri i carabinieri, venivano consegnate in questura per il disbrigo della regolarizzazione.
Gli immigrati, in cambio dei certificati di assunzione, della copia delle buste paga e dei moduli cud, dovevano pagare circa 250 euro a pratica. Una cifra non elevatissima, che però consentiva alla banda di puntare sulla quantità. Infatti, la cifra va moltiplicata almeno per 600 pratiche che sono solo quelle accertate dai militari.
La banda usava più società di comodo, edilizie o import-export, per le false assunzioni. Tutte società che facevano capo alla cooperativa «Master Service» di via Don Bosco, 24, e intestata a Luigi Troiano, 52enne incensurato di San Giuliano milanese. Insieme a lui, poi, c'erano Franco Costantini, ragioniere 64enne incensurato e Claudio Carnemolla, 38enne del Pavese. Carnemolla era stato coinvolto nel maggio scorso in una prima tranche dell'indagine che aveva portato in manette altri due italiani e un nordafricano. A ottobre erano scaduti i termini di custodia cautelare, ma nel frattempo Carnemolla aveva continuato, usando altre società, ossia quelle scoperte recentemente, a lucrare sul giro delle false assunzioni.