Banda larga: al 17° posto nel mondo

L’Italia ha compiuto molti passi in avanti nel campo dell'informatizzazione, ma alcune criticità impediscono il pieno compimento dell’era digitale anche nel nostro paese. È quanto emerge dal rapporto Anfov 2005, presentato a Milano da Achille De Tommaso, presidente dell'Associazione per la convergenza nei servizi di comunicazione. Secondo il rapporto l’Italia occupa il 17° posto di una possibile classifica mondiale in quanto a diffusione della larga banda, posizione conquistata grazie a una crescita dei collegamenti che nel 2003 è stata di 2,28 milioni di unità, fino a raggiungere, nel 2004, i 4,43 milioni di linee. Leader indiscusso del settore è la Corea del Sud, con 14 linee ogni 100 abitanti, quasi il doppio di quelle installate nel nostro paese (7,8), che a sua volta si pone dietro a Francia, con oltre il 10%, e Germania (8%), ma davanti al Regno Unito e alla Spagna. Se si considerano tutti gli accessi, comprese le linee mobili Umts, l'Italia, con l'8,3%, si colloca nella media europea di 8,4 accessi a banda larga ogni 100 persone. Oltre la media si trovano Olanda e Danimarca (18% circa), seguite da Belgio (16%) e Svezia (15%).Alla luce di questi dati, secondo De Tommaso, «sono stati compiuti molti passi avanti, ma permangono in Italia forti rischi di digital divide». Tra gli ostacoli culturali indicati dal rapporto Anfov, infatti, si conta lo scarso numero di Pc presenti sia nelle piccole imprese, sia nelle case italiane. Il 42% delle Pmi risulta informatizzato, ma con meno di 20 computer installati. Si è dotato di computer invece il 45% delle famiglie, pari a 9,8 milioni, di cui 8,1 milioni, pari all’80%, collegato a Internet. Di questi collegamenti circa il 40% avviene tramite Adsl.

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