La «banda del Vaticano»: truffavano piccoli imprenditori promettendo lauti guadagni

Dalla loro avevano funzionari corrotti dello Stato del Vaticano. Grazie a questi riuscivano ad acquistare benzina, alcol, sigarette a prezzi stracciati. Tutti beni da rivendere, poi, sul mercato nero tanto da triplicare in poco tempo l’investimento iniziale. Bastava consegnare loro il denaro per concludere il business. Ma era tutta una balla, tanto che una volta convinti i «polli da spennare», imprenditori della capitale in odor di malaffare, i soldi prendevano il volo, scippati da complici appostati nelle vicinanze. E loro, un gruppo ben assortito di criminali di Torvaianica, Ardea, Pomezia, giravano per le strade del litorale con auto e abiti di lusso. Sono 14 i personaggi finora denunciati per una maxitruffa architettata ai danni di una serie di creduloni che, scoperto il raggiro, si guardavano bene dal denunciare l’accaduto. Tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, estorsione, riciclaggio, usura e trasferimento fraudolento di valori. «Gli indagati - spiega il maggiore Antonio Aiello, comandante della compagnia della Guardia di Finanza di Pomezia - conducevano una vita fin troppo sospetta nonostante nessuno di loro avesse un reddito fisso. Per non parlare, poi, del fatto che si tratta di noti pregiudicati della zona, rapinatori e truffatori. Assieme al pm Paola Della Vecchia della Procura di Velletri abbiamo avviato un’inchiesta patrimoniale su ognuno». Settimane di intercettazioni ambientali, telefoniche e riprese video permettono agli inquirenti di ricostruire non solo l’organigramma della banda ma anche il sistema escogitato per «gabbare» i malcapitati e le modalità per il reimpiego del denaro sottratto. Agganciato l’imprenditore giusto parte del gruppo gli dava appuntamento in un’area di servizio sul Raccordo Anulare. Qui scattava la trappola, caratterizzata da piccoli espedienti per convincere il «cliente». Come, per esempio, la finta consegna di centinaia di banconote (false) ai fantomatici funzionari vaticani in accordo con la gang. Per ingannare meglio i poveretti i delinquenti si presentavano a bordo di una Ferrari Scaglietti con una valigetta zeppa di euro. Stabilita la somma da investire si davano un secondo appuntamento per concludere la prima parte della transazione. Un attimo di distrazione, giusto il tempo per prendere un caffè, e l’auto dell’imprenditore prendeva il volo, rubata assieme al denaro (quello vero). A quanti si ribellavano minacce e intimidazioni tali da farli scomparire terrorizzati. Il gip di Velletri, Gisberto Muscolo, ha disposto il sequestro di 2 milioni di euro, delle banconote falsificate, della «rossa» di Maranello, di una sala giochi nonché di conti correnti alimentati dall’attività illecita e usati, in seconda battuta, per prestiti a tassi usurai.