Bande sudamericane conquistano lo Zapata e terrorizzano la zona

L’edificio liberato dal centro sociale è stato trasformato in luogo per feste proibite I no global verso Vicenza

(...) E intanto a Sampierdarena torna l’incubo dello «Zapata». O meglio, dell’edificio che era stato occupato dal centro sociale poi sgomberato. Ora è in mano alla «Pandilla» e ai «Nietos». L'ex centro sociale di Sampierdarena, è passato cioè dagli abusivi dell'estrema sinistra alle frange estreme della microcriminalità sudamericana. Nessuno si può avvicinare. Ormai quella parte della delegazione del ponente è diventata terra di nessuno. Italiani, e anche sudamericani, hanno paura a transitare, a fermarsi. Dietro l'orrida porta di legno verde, completamente scrostata, sulla quale ci sono ancora brandelli di volantini degli ex inquilini dei centri sociali, si danno appuntamento le bande più pericolose di ecuadoriani. Nessun italiano può avvicinarsi. «Ma nemmeno noi - dice un ragazzo ecuadoriano che passa sul marciapiede opposto - se ci fermiamo a guardare, se andiamo a bussare, poi ci marcano, ci prendono di mira, vengono a cercarci. Non è escluso che ci accoltellino. Forse - aggiunge - noi abbiamo più paura degli italiani».
Nessuno ha il coraggio di bussare a quella porta. Le forze dell'ordine passano alla larga. Ma alla mattina, fino alle prime ore del pomeriggio «de vez en cuando», come raccontano i sudamericani, cioè «ogni tanto», organizzano delle feste per ragazzini. Minorenni che, invece di andare a scuola, si trovano all'interno della squallida struttura per distruggersi i padiglioni auricolari al duro suono del reggaetton. Solo chi sa, chi è stato informato dal tam tam del quartiere, nelle scuole, viene a sapere di questi mini «rave party». «Dove sicuramente girerà anche la droga - dicono gli abitanti del quartiere - ma non ne siamo sicuri». Nessuno parla. Tutti a Sampierdarena hanno le bocche cucite e hanno paura. I ragazzi della «Pandillas» e i «Nietos» fanno paura come i teppisti del Bronx di New York. Di notte, le bande rivali non si avvicinano. Come i gatti hanno segnato il loro territorio e anche i sampierdarenesi passano alla larga.
Ogni tanto lo «Zapata» viene aperto alla sera per dei concerti dal vivo. Come prima lo facevano i ragazzi dei centri sociali dell'estrema sinistra, ora dalla politica si è passati solo al disagio giovanile, alla delinquenza da «barrios». E quindi non si parla più italiano ma spagnolo. Anzi. Ecuadoriano. Non si sa se all'interno ci dormano pure. Qualcuno afferma che qualche minorenne, che magari scappa di casa, trovi rifugio all'interno. I boss della «Pandilla» e dei «Nietos» lo nascondono. Spengono i cellulari e se ne perdono le tracce.
Sabato e domenica pomeriggio è una vera e propria discoteca. Fiumi d'alcool inebetiscono i ragazzini che poi mettono a ferro e fuoco il quartiere, danno vita a risse, rubano nei negozi e nei supermercati. Spesso rimangono in coma etilico sui marciapiedi o ai bordi delle strade. Ma nessuno si avvicina a soccorrerli. La gente ha paura di mettersi nei guai, magari aiutando un clandestino, un teppista. Spesso, le automobili che sono parcheggiate sulle strisce blu, proprio davanti all'entrata, vengono danneggiate. Magari non volontariamente. Ma quando volano pungi e bottiglie, non è difficile che qualche vettura sia colpita.
Dopo aver lasciato i locali dell’ex centro sociale, gli occupanti dello Zapata non hanno però interrotto la loro attività. Domani saranno insieme ad altri attivisti dei Movimenti a Vicenza, per la manifestazione contro la base americana. Sei pullman e un treno speciale partiranno da Genova con circa 400 persone. Che però rifiutano ogni accusa preventiva di partecipazione violenta all’inziativa, che anzi, dicono, è stata convocata con intenti pacifisti e anti militari.