«La bandiera della pace voluta dalla Caritas»

(...) questo accostamento forzato e subito molto contestato. E ieri mattina sono arrivate altre proteste, altre lettere. In redazione, ma anche a consiglieri comunali. Uno di questi, Giuseppe Murolo, non ha esitato a prendere a sua volta in mano il telefono e a chiamare Borzani, protestando vibratamente per la bandiera della pace innalzata al Ducale. Una telefonata che ha permesso di scoprire anche qualcosa in più rispetto alla motivazione ufficiale subito addotta dai responsabili del Ducale. E che ci consente di soddisfare subito la «curoriosità» della lettrice Federica Terrile, la cui lettera, giunta ieri in redazione, ci chiedeva di sfruttare le «strette relazioni che intercorrono tra il Giornale e la sindaco», per capire il motivo per il quale «sulla Torre Grimaldina del Palazzo Ducale (edificio pubblico) è apparsa la bandiera della pace in appendice alla croce di San Giorgio», bandiera «multicolore» che infastidisce «quella parte di Genova che sicuramente non ha gradito la novità» e che pure «dovrebbe essere rispettata dalla sindaco».
Oltre al fatto che la bandiera della pace era stata issata in occasione della giornata mondiale della non violenza, Borzani ha spiegato a Murolo che la decisione è stata presa anche su insistenza della Caritas. «Al presidente della Fondazione ho ricordato che è stato eletto con voto unanime del consiglio comunale anche sulla promessa della sua imparzialità e sull’impegno che le iniziative culturali sarebbero sempre state decise in spirito super partes - rivela Murolo - Invece questo drappo è chiaramente strumentale e di parte essendo sempre stato sventolato in corso di manifestazioni contrarie al centrodestra. Sicuramente non è un simbolo condiviso e pertanto non aveva senso che sventolasse sul Ducale». Il consigliere di An, che conferma di aver ricevuto altre telefonate di cittadini indignati che avevano visto direttamente la bandiera esposta o l’avevano scoperta sul Giornale, ha ottenuto l’impegno di Borzani: «Entro oggi il drappo sarà ammainato». Un pizzico di doverosa soddisfazione Murolo se la riserva: «In fondo è una vittoria del Giornale e anche mia, per il modo scelto per agire. Non ho promesso lettere o minacciato denunce. Semplicemente mi sono rivolto subito e direttamente con l’interessato, facendo capire che in gioco c’erano anche rapporti di rispetto politico reciproco che, se incrinati, avrebbero probabilmente visto un diverso atteggiamento da parte nostra verso le iniziative della Fondazione Cultura che sarebbe diventata sfacciatamente di parte».