Bandiere leghiste, i vicini in rivolta

C’è una bandiera di troppo al 29 di viale Cà Granda. Anzi, in verità di vessilli ce ne sono due. Formato cento per settanta, color bianco con croce rossa e al centro l’Alberto da Giussano. Sì, sono due drappi della Lega, quelli che abitualmente si vedono fuori dai gazebo oppure ai cortei e ai raduni padani.
Sono una macchia di colore che, al sesto piano, rompe il grigio di questi palazzoni anni Settanta. Raffaella giura e stragiura che continueranno a sventolare, anche se l’amministratore del condominio e i condomini (tutti o quasi) andranno per carte bollate. Già, le bandiere della Lega Lombarda sono sgradite agli altri inquilini che minacciano di ricorrere all’autorità giudiziaria se la signora Raffaella Piccinni, ex candidata del Carroccio alla Provincia, non le toglie dal suo balconcino. Lei, da leghista doc cento per cento, non sente ragioni: «Non esiste che qualcuno possa vietarmi di esporre il mio affetto, la mia vicinanza a un’idea. Nessuno protesta quando sono esposte le bandiere dell’Inter o per ricorrenze quelle tricolori o biancogiallo del Vaticano».
Questione di fede, chiosa Raffaella che promette di voler andare avanti, «la mia libertà non si può limitare se non invado lo spazi d’altri. Secondo le norme condominiali contenute nei testi unici quell’esposizione danneggerebbe però lo stabile, arrecherebbe cioè un danno quantificabile anche economicamente agli altri inquilini. Raffaella oppone ai regolamenti i «sentimenti», l’«orgoglio» e l’«appartenenza». «Così come nessuno protestava se il vicino di casa esponeva le bandiere arcobaleno, quelle della pace, così adesso nessuno può protestare se mostro quello in cui credo». Situazione, diciamo, quantomeno esuberante così come nel passato fu una proposta lanciata sempre da Raffaella quando era candidata: i vagoni del metrò riservati alle donne. Proposta che in un battibaleno fu declinata in un divieto a salire nelle vetture per gli extracomunitari e, quindi, nel rendere disponibili per i neri solo dei posti riservati.
Dal metrò per soli bianchi alle bandiere leghiste appese fuori dai balconi. Che dire? Escludendo il ricorso al motto «il mondo è bello perché è vario», si spera che tra la signora Raffaella e gli altri condomini finisca a tarallucci e vino. Altrimenti, che nessuno la imiti magari esponendo il faccione del Che piuttosto che di Franceschini and company. Non sarebbe un bel vedere.