Bandiere rosse, il 25 aprile della sinistra

Per Dario Fo non ci sono dubbi: «Il 25 aprile è una manifestazione di parte: infatti, le bandiere di partito sono il segno della lotta che fu condotta da una parte della popolazione contro l’altra».
Ma a pensarla così non è solo il premio Nobel, anche l’Anpi sostiene che «escludere le bandiere che non piacciono è fuori luogo perché nel comitato nazionale di liberazione c’erano tutte le forze antifasciste». Repliche all’invito lanciato da Letizia Moratti di far sventolare solo il tricolore perché la sofferenza pagata col sangue del 25 aprile, il suo indubbio valore morale non divenga esempio di faziosità e la festa resti quella di tutti. Eppure c’è chi continua a sostenere che «non si deve mai dimenticare che vi sono stati caduti per una causa giusta e caduti per una causa sbagliata» mentre si augura che «nessun fischio possa levarsi nei confronti dei rappresentanti delle istituzioni» vicini al centrodestra. È Virginio Rognoni, vicepresidente del Csm, che martedì parlerà dal palco di piazza Duomo, dove è pure atteso Romano Prodi.
Appuntamento che avverte il comitato permanente antifascista è pure occasione «per respingere il tentativo messo in atto dal centrodestra di snaturare la Costituzione». Passaggio, quest’ultimo, che come da copione nel passato rischia di trasformare il 25 aprile ambrosiano in una strumentalizzazione politica che avrà il suo clou in piazza Duomo ovvero al termine di quel corteo che - alle 14.45 - parte da piazzale Oberdan. Manifestazione dove il Comune di Milano sarà rappresentato «sicuramente da un assessore e dal gonfalone» dice Riccardo De Corato, alla vigilia del viaggio istituzionale del sindaco Gabriele Albertini per Kabul. «Missione che impedisce» ricorda De Corato «al sindaco di essere presente come ha sempre fatto in veste istituzionale».