Il bandito gentiluomo

Capelli corti, educato, affabile. Chiacchierava a lungo con i cassieri di banca per poi mostrare un siringa e sussurrare, anziché ringhiare, «Questa è una rapina». Insomma un gentiluomo, tanto che durante un assalto, notando genitori e figlio piccolo nell’atrio dell’istituto di credito, ha aspettato si allontanassero prima di passare all’azione. Un bon ton che però non gli ha evitato le manette.
L’altro giorno infatti dopo lunghe ricerche i carabinieri hanno rintracciato in un albergo di Abbiategrasso Carmelo Balzarini, 34 anni, catanese di nascita ma milanese d’adozione. Interrompendo una «luminosa» carriera che nel giro di un mesetto, dall’8 ottobre al 17 novembre nel corso di nove rapine messe a segno più due tentate, aveva fruttato circa 50mila euro.
Balzarini ha una storia complessa alle spalle. I suoi si trasferiscono dalla natia Sicilia nel Milanese, lui vive in famiglia anche perché trovarsi un lavoro non sembra proprio un’ossessione. Anzi. Comincia a trastullarsi con la droga, mette a segno qualche rapinetta qua e là diventando ben presto un problema per i genitori. Così il giovanotto lascia casa e inizia una vita errabonda, tra città e provincia, da un alberghetto all’altro, da una banca all’altra. Dove entra armato di siringa «sporca di sangue». O almeno lo lascia intendere: in realtà quel liquido scuro era caffè.
Cifra stilistica dei suoi assalti comunque era l’estrema affabilità con cui trattava le sue vittime. Chiedeva lumi su mutui e conti correnti, discorreva amabilmente, per poi estrarre la siringa e chiedere soldi. Quando i militari gli hanno chiesto ragione di tale comportamento lui ha spiegato che in questo modo si riproponeva di non traumatizzare l’impiegato di turno.
E che del resto cerchi sempre di non essere troppo aggressivo lo dimostra in diverse occasioni. Come il 20 ottobre quando entra alla Cassa di Risparmio di Genova di corso XXII Marzo, scoprendo la famosa famigliola. E lui decide di intrattenersi con il cassiere fino a quando non si allontanano. O il 17 novembre alla Popolare di Monza di Sesto San Giovanni quando il direttore reagisce e lui senza fare una piega replica: «Niente soldi? Va bene. Allora me ne vado».
Insomma non che fosse proprio un benefattore: gira e rigira in meno di un mese e mezzo ha raggranellato 50mila euro che ha poi sperperato fino all’ultimo centesimo non facendosi mancare nulla. Ma fino alla fine ha sempre cercato di mantenere, come dire?, un comportamento educato. Tanto che verrà presto condannato ma, siamo certi, altrettanto educatamente.