Il bando messo al bando

Le critiche al bando sull’ampliamento della rete si sono accentuate con l’intervento di Raffaele Palmieri, presidente del Sicon («Vogliamo più chiarezza, più tutela a favore di chi ha lavorato duro per sei anni nel difficile mercato del betting italiano»), il quale ha avuto parole dure anche nei confronti di quegli operatori che hanno avuto da ridire sul bando: «Altri sindacati hanno espresso volontà contrarie al bando, limitandosi però alle parole. Noi preferiamo la cultura dei fatti».
Ma Aams ritiene che i contestatori questa volta abbiano sbagliato indirizzo: «Il contenuto dei bandi segue sostanzialmente il decreto legge di Bersani e la relativa legge di conversione. Mai come in questa occasione i bandi sul gioco sportivo e ippico, che rispondono agli stessi principi, seguono il percorso del provvedimento del 4 agosto e rientrano perfettamente nella strada tracciata dal Governo per evitare vizi di forma o dare adito a ricorsi a livello giurisdizionale».
C’è sorpresa a Palazzo Mastai sulle voglie liberistiche ritenute quanto meno stravaganti: «Ma se i critici di oggi non hanno fatto altro che rivendicare il ruolo del concessionario esaltandone i sacrifici compiuti nel passato da chi ha fatto decollare il mercato... In presenza di una completa liberalizzazione, chiunque può fare raccolta di gioco. Invece il decreto Bersani, all’art. 38, ha puntellato il punto concessorio. Si è così venuta a creare una situazione mediana che da un lato vuole tutelare gl’interessi degli operatori italiani da tempo sul mercato e dall’altro si pone l’obiettivo di rispondere alle esigenze del settore, al regolamento delle scommesse, agli interessi di giocatori, operatori e Aams. Bisognava inoltre aprire le frontiere ai bookmaker stranieri e dare risposte concrete all’Unione Europa che ci ha messo più volte all’angolo mostrandoci cartellini gialli e rossi».
Dai Monopoli di Stato giunge anche un «no» secco alla discriminazione: «Non è compito nostro fare un distinguo fra buoni e cattivi. O meglio fra gli operatori italiani che sono stati sempre alle regole e gli altri, italiani e stranieri, che non ne hanno voluto sapere. Il bando è aperto a chi ha i requisiti per partecipare. Se poi questa è l’occasione per ripristinare la legalità, far rispettare le regole e disciplinare il mercato, è un segnale di merito. Altrimenti cosa vogliamo fare? Non possiamo restare ai soliti noti con l’accusa di favorirli né vogliamo danneggiare i vecchi concessionari. Il mercato si gioverà sicuramente della presenza di più operatori e quindi di un regime più concorrenziale dell’attuale. L’oscuramento dei siti, voluto da un provvedimento legislativo ritenuto da alcuni repressivo, non avrebbe avuto alcun senso se non fosse stato accompagnato da un bando, questo bando, con interventi strutturali».
Sull’estensione della rete Aams ritiene che il bando risponda alle richieste del territorio e corrisponda (scusate il gioco di parole) ai numeri di agenzie e ricevitorie sul territorio: «Si tratta adesso di avere una realtà fatta di professionisti e di professionalità per mantenere alto lo standard qualitativo. Se la risposta sarà significativa, possiamo affermare di aver avviato un discorso virtuoso che farò solo del bene al mercato delle scommesse sportive e ippiche».