Bang&Olufsen stecca sui conti e silura il presidente

da Milano

Mercoledì scorso, mentre il titolo accusava un cedimento da caduta degli zuccheri (meno 33%), dichiarava, con fatalismo più partenopeo che scandinavo: «Non possiamo pretendere di continuare la crescita degli anni scorsi». Ebbene, pare che qualcuno, invece, alla Bang & Olufsen, quella crescita continui a pretenderla. Così è finita, con un licenziamento di cui nessuno aveva sentore, l’avventura di Torbern Soerensen, presidente dell’azienda svedese che coniuga tecnologia audio-video con il design. A prezzi non proprio da saldo.
Vittima degli spifferi recessivi statunitensi B&O (come la chiamano gli happy few) è stata costretta a incassare nel primo semestre dell’esercizio 2007-2008 (giugno-novembre) un calo degli utili superiore al 33%. Una frenata che dà la misura della contrazione subita dallo shopping di lusso, a dimostrazione di quanto la crisi generata dal virus dei mutui sub prime, stia cambiando le abitudini di molti. Staccare assegni da tre zeri per acquistare un telefonino, la mega-tv al plasma o il sinto-lettore non conviene, quando è magari a rischio il posto di lavoro e si è già indebitati fino al collo.
Non conviene neppure ai tardo-yuppie ammaliati dalle linee dei prodotti B&O e dallo snobismo della sua rete vendita. Rese peraltro immortali dal film Nove settimane e mezzo, dove un Mickey Rourke, in versione romantic bad boy, teneva nell’attico di Manhattan l’impianto stereo dalla forma avveniristica.
Da allora, sono passati più di 20 anni. B&O ha continuato a crescere e a vendere (fino all’ultimo inciampo), sempre accompagnata dallo scetticismo dei puristi dell’hi-fi. Quelli per i quali il calore delle valvole fa ancora premio sul design ultra-raffinato. Questione di gusti.