Bankitalia accusa: mutui italiani i più cari d’Europa

In marzo gli interessi sui prestiti per la casa sono giunti al 5,2% contro il 4,7% medio nell’area dell’euro

da Roma

C’è un «differenziale anomalo» fra il tasso d’interesse dei mutui concessi in Italia e la media europea. Un differenziale che va a sfavore dei richiedenti italiani. La Banca d’Italia ha infatti rilevato un differenziale sensibile, pari a mezzo punto percentuale. «Nel marzo scorso - spiega il vicedirettore generale dell’istituto, Giovanni Carosio, durante un intervento al convegno dedicato al nuovo mercato dei covered bond italiani - il tasso sui nuovi prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni (mutui a tassi fossi e variabile) è risultato in media al 5,2% in Italia, a fronte del 4,7% registrato in media nell’area dell’euro». Una forbice sensibile.
Durante il 2006, inoltre il differenziale fra mutui a tassi fisso e a tasso variabile in Italia ha raggiunto gli 80 punti base (lo 0,8%),mentre nella zona euro ha toccato im media lo 0,3%.
Secondo le associazioni dei consumatori la colpa di questa situazione è delle banche. «Da tanti anni sosteniamo che i mutui sono più costosi in Italia che nel resto d’Eurolandia - affermano Adusbef e Federconsumatori - e questa differenza non ha alcuna giustificazione, se non il malvezzo delle banche, ed è un bene che la Banca d’Italia lo sottolinei». Carosio aggiunge che si sta verificando un rapido spostamento nella composizione dei nuovi mutui casa, da quello a tasso variabile - preferito quando i tassi erano più bassi - a quello a tassi fisso. la spiegazione di questa tendenza sta nella politica monetaria meno accomodante, tenuta negli ultimi tempi dalla Banca centrale europea. Dopo l’ultima stretta dello 0,25% decisa ieri, gli oneri aggiuntivi per chi ha acceso un mutuo da 100 mila euro sono giunti a 100 euro mensili, rispetto al dicembre 2005.
Altri incrementi dei tassi base sono attesi entro l’anno, da parte della banca centrale di Francoforte guidata da Jean-Claude Trichet. E se poi consideriamo - come ha rilevato Carosio - che in Italia i mutui sono mediamente più «cari» che nel resto dell’area euro, si capisce come qualcuno incominci a paventare il rischio insolvenza per molte famiglie.
Non stupisce perciò che la domanda di mutui ipotecari sia in rallentamento, in Italia come altrove, ricorda il vicedirettore generale di Bankitalia, mentre «il mercato europeo delle obbligazioni garantite (covered bond) continua a crescere a ritmi sostenuti. In Italia, nel 2006, il tasso di crescita dello stock di prestiti alle famiglie per l’acquisto di abitazioni è passato dal 18 al 12,3%: «Sembrano quindi esistere le condizioni - osserva Carosio - perchè un’offerta di mutui ipotecari in espansione, trainata dai covered bond, e una domanda di mutui in rallentamento contribuiscano ad eliminare l’anomalo differenziale fra i tassi italiani e quelli degli altri Paesi europei». In sostanza, la possibilità per le banche italiane di emettere covered bond dovrebbe stimolare l’offerta di mutui più convenienti alla clientela. Anche l’Abi ipotizza per i consumatori «un miglioramento delle condizioni di finanziamento e la possibilità di ottenere scadenze più lunghe» grazie all’introduzione del nuovo strumento finanziario che consentirebbe una diminuzione del costo della raccolta da parte delle banche.
I potenziali emittenti di covered bond erano, a fine 2006, trenta gruppi bancari del nostro Paese per un ammontare teorico di 180 miliardi di euro. La stima dell’Abi sul potenziale nuovo mercato è ancora più elevata, pari a 200 miliardi di euro. Fra i possibili emittenti, secondo la Banca d’Italia, vi sono «tutti i principali intermediari nazionali».