Bankitalia assicura: "Non ci sono ragioni per allarmarsi"

Via Nazionale: al riparo dalla crisi grazie alle condizioni particolari del nostro mercato. Negli Usa si punta su un taglio dei tassi a breve dello 0,50%

da Roma

L’onda del mutui americani non preoccupa la Banca d’italia. Il sistema italiano per il momento tiene e non sembra essere investito dalla reazione a catena che è partita dai prestiti non rimborsati negli Stati Uniti e che ha finito per contagiare gli istituti di credito e i risparmiatori di tutto il mondo attraverso obbligazioni e fondi di investimento.
Il messaggio rassicurante è uscito da palazzo Koch ieri pomeriggio, mentre da Washington e da Francoforte arrivava la notizia di nuove immissioni di liquidità da parte della Federal reserve e della Banca centrale europea. E in coincidenza con un’altra giornata di pesanti cali delle Borse. In questo contesto Bankitalia si è premurata di mandare un messaggio rassicurante: «Non ci sono motivi di allarme per le specifiche condizioni del mercato e degli intermediari in Italia». Come dire che le peculiarità del Belpaese lo mettono al riparo dal contagio, allontanando la prospettiva di operazioni di salvataggio, come quella che ha adottato la Bundesbank nei confronti della banca tedesca Ikb.
Tuttavia, ha precisato la fonte, dell’istituto guidato da Mario Draghi, «come tutte le banche centrali dell’Eurosistema seguiamo attentamente la situazione». Si è fatto sentire anche il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa che segue «attentamente» la crisi, in contatto con Bankitalia.
È dei giorni scorsi l’indiscrezione secondo la quale la Banca centrale avrebbe condotto una simulazione dell’emergenza che potrebbe verificarsi in caso di crisi di un colosso bancario europeo. Perché per quanto peculiare, il sistema italiano non è isolato. E il timore di un’esposizione indiretta al rischio contagio è forte anche in Italia, come dimostrano i cali di registrati in questi giorni a Piazza Affari.
Per il momento l’attenzione di mercati, più che a possibili salvataggi di banche europee, resta calamitata dagli istituti che detengono la leva monetaria. Dopo l’immissione di liquidità di giovedì da 94,8 miliardi, l’istituto di Jean-Claude Trichet ha deciso un’altra operazione da 61,05 miliardi. Contemporaneamente la Fed, dopo l’iniezione di 24 miliardi, ne ha decise altre tre per un totale di 38 miliardi di dollari.
Ed è in particolare sulla Federal reserve che sono puntati i riflettori. Gli investitori sono ormai certi che il numero uno Ben Bernanke stia per dare il via a un’inversione di tendenza sui tassi, cioè un taglio più consistente rispetto alle previsioni. E anche in anticipo rispetto all’agenda ufficiale. Ieri il Wall street journal ha per primo ipotizzato un intervento già il 18 settembre, poi i future sui Fed Fund hanno rafforzato questa percezione scommettendo, con una probabilità del 47 per cento, su un taglio dei tassi di interesse addirittura in agosto e del 100 per cento comunque entro settembre.
Previsioni corrette anche sull’entità del taglio. I future sui Fed Fund ora scommettono su tassi di interesse al 4,75 per cento dal 5,25 per cento attuale. Un taglio dello 0,5 per cento, rispetto allo 0,25 sul quale gli stessi future puntavano martedì. Quando Bernanke, con la crisi dei mutui subprime già conclamata, allontanò la prospettiva di una politica monetaria più morbida spiegando che «la principale preoccupazione resta l’inflazione».
Da ieri la percezione di un cambio di rotta si è trasformata in certezza, anche perché sul mercato - ha rilevato il Wsj - è cresciuta l’avversione a concedere prestiti, anche a clienti con elevata solvibilità. Resta da capire come i mercati finanziari accoglieranno il sempre più probabile taglio; un segnale che potrebbe essere interpretato come un cambio di rotta repentino e quindi come la dimostrazione che ci si trova di fronte a un’emergenza.
In linea con il messaggio di Bankitalia, anche nel resto d’Europa prevale la prudenza e una lettura meno drammatica. L’intervento della Bce dovrebbe limitarsi alle immissioni di liquidità perché da Francoforte continuano ad arrivare segnali che confermano la politica di aumento dei tassi. In un’intervista - realizzata nei giorni scorsi - Trichet ha detto che l’economia di Eurolandia si conferma «robusta» e che la stabilità dei prezzi è necessaria alla crescita. Nessuno stop nella politica di rialzi, quindi. Anche se, rilevavano ieri gli analisti, un ulteriore peggioramento della situazione potrebbe far cambiare idea alla Bce. E portare Trichet sulla strada di Bernanke.