Bankitalia «benedice» Profumo e Geronzi

L’ad di Capitalia: «Per me si chiude un progetto, e se ne aprirà un altro Dimissioni? Un dettaglio»

da Milano

Unicredit e Capitalia hanno illustrato ieri alla Banca d’Italia il loro progetto d’integrazione. E il premier Prodi ha parlato di «rafforzamento positivo». Mentre in Borsa le azioni dei due titoli venivano sospese: torneranno a essere trattate quando i dettagli dell’operazione saranno ormai noti, a partire da lunedì mattina. I cda delle due banche sono stati convocati per domani (alle 11 Unicredito a Milano, 11.30 Capitalia a Roma). Mentre una conferenza stampa congiunta è in agenda per il pomeriggio e si terrà a Roma. A testimonianza che la capitale, futura sede legale, continuerà a svolgere un ruolo importante nell’ambito del nuovo gruppo. Lunedì mattina alla (vecchia) Fiera di Milano, invece, ci sarà l’incontro con analisti e giornalisti per spiegare nei dettagli la complessa matrice operativa del gruppo, della quale si dà per certo che il retail nazionale sarà coperto da tre reti regionali (Unicredit, Banca Roma, Banco Sicilia) dotate di ampia autonomia.
La nuova banca, che manterrà il nome Unicredit, avrà quasi 100 miliardi di capitalizzazione, seconda in ambito europeo solo alla Hsbc, con non poche città di riferimento: Monaco e Francoforte in Germania, Milano e Roma in Italia, ma anche Bologna, Verona e Torino. Il presidente, il tedesco Dieter Rampl, sarà affiancato da Cesare Geronzi come vice. Mentre il capo azienda resterà l’ad Alessandro Profumo. Il cda dovrebbe essere di 20 membri, di cui 4-5 di provenienza romana (il patto di sindacato di Capitalia, che si riunisce anch’esso domattina, prima del cda) dovrebbe chiarire in particolare il ruolo di Abn Amro, che nella nuova banca sfiorerà il 2% del capitale. Ulteriori equilibri verranno determinati quando verrà messo a punto l’assetto di Mediobanca, con tanto di introduzione della governance duale.
In uscita inevitabile l’attuale ad di Capitalia, Matteo Arpe che, dopo aver portato il gruppo bancario romano alla soglia di questo passaggio epocale, si ferma qui. A fine 2001, quando Arpe sbarcò a Roma, il rapporto tra le capitalizzazioni (rettificate) era di 9 a 1 per Unicredito. Oggi si è ridotto a 3,8 a 1. E Arpe ieri, forse amaramente, ha commentato: «È assolutamente evidente che per me si chiude un progetto i cui risultati sono la base di uno nuovo ben più rilevante che si sta aprendo per la banca. La questione delle mie dimissioni è solo un dettaglio».
I titoli delle due banche sono stati sospesi con i prezzi delle chiusure di giovedì: 7,51 euro per azione Unicredito, 7,97 per Capitalia, in un rapporto di 1,06, in linea con quello atteso per il concambio. E, in fin dei conti, non distante dalla media di questi ultimi sei mesi, che è pari a 1,01.
Profumo e Geronzi hanno incontrato Draghi ieri mattina, prospettandogli l’operazione che consisterà nell’incorporazione di Capitalia in Unicredit. I tempi: le assemblee per deliberare si terranno dopo l’estate per rendere operativa la banca in autunno, in modo da fare già un primo bilancio unificato per il 2007.
Sul fronte sindacale nessuna tensione particolare, tranne le preoccupazioni - romane - per il tipo di sinergie previste, più votate a tagliare costi che ricavi. Da Milano invece, il coordinatore della Fabi in Unicredito, Piero Mosca, parla di un’operazione che, «considerate le dimensioni e la proiezione internazionale di Unicredit, non ha carattere industriale ma per lo più politico».