Bankitalia, inizia l’era-Draghi Subito sul tavolo il dossier Bnl

Oggi l’insediamento del nono governatore dell’istituto centrale, il primo con mandato a termine: sei anni

Antonio Signorini

da Roma

Inizia questa mattina l’era di Mario Draghi, nono governatore di Bankitalia, il primo con un mandato a termine. Già sabato l’ex vice chairman di Goldman Sachs ha fatto capolino a Palazzo Koch per un primo giro di ricognizione culminato nell’incontro informale con il vicedirettore generale Pierluigi Ciocca.
Nessun contatto con il reggente, il direttore generale Vincenzo Desario che ha guidato la Banca centrale nei ventinove giorni di vacanza tra il governatorato di Antonio Fazio e quello di Draghi. I due si erano già incontrati il 30 dicembre. E si rivedranno sicuramente oggi per il passaggio delle consegne. In programma non c’è nessuna cerimonia. Come consuetudine, l’insediamento consisterà in un breve discorso del nuovo governatore. Poi Draghi prenderà servizio e si metterà al lavoro nella stanza occupata per tredici anni da Fazio.
La prima traccia sui media del nuovo governatorato riguarda proprio la scelta dell’ufficio. Non è un mistero che Draghi abbia espresso il desiderio di occupare una stanza attigua a quella con il quadro di San Sebastiano, ormai identificata come il quartier generale di Fazio. Draghi vorrebbe guidare l’istituto di via Nazionale da un altro locale, la sala verde, utilizzata da un ex governatore a lui sicuramente più vicino: Carlo Azeglio Ciampi.
Per il momento la sala verde non è utilizzabile e Draghi si dovrà accontentare dell’ex ufficio di Fazio (che ha trasferito i suoi uffici a Villa Huffer, un edificio di Bankitalia poco distante dalla sede centrale) che è stato nel frattempo svuotato di tutti gli oggetti appartenuti all’ex governatore. Compreso il quadro di San Sebastiano che è stato rimosso dando alla stanza un aspetto più «laico».
Quella di cambiare ufficio è forse una scelta scaramantica, come hanno sottolineato ieri alcuni media. Oppure la prima mossa di quella che si annuncia come la partita più impegnativa dei suoi sei anni: ricostruire l’immagine dell’istituto, appannata dopo un biennio nero, cominciato con i casi di «risparmio tradito» e finito con gli scandali bancari e le dimissioni di Antonio Fazio, indagato dai giudici che si occupano della scalata ad Antonveneta.
Sulla sua scrivania ci sarà sicuramente il dossier su Unipol. Il no all’Opa sulla Banca nazionale del lavoro porta la firma del reggente Desario, ma toccherà a Draghi esaminare le controdeduzioni che la compagnia consegnerà entro venerdì, e decidere, entro 15 giorni, se accoglierle. Un primo banco di prova per il nuovo governatore. E una decisione da prendere sotto i riflettori, visto l’interesse che suscita la sorte della Bnl. Occhi puntati sul neogovernatore anche dall’estero e, in particolare, dalla Spagna, visto che il Bbva è tornato a interessarsi della banca romana proprio in conseguenza al «no» di palazzo Koch alla compagnia di Pierluigi Stefanini.
Contemporaneamente, Draghi dovrà ridisegnare l’organigramma, a partire dal vertice della macchina organizzativa. Più impegnativa e lunga si annuncia la partita della riforma. La legge sul risparmio ha ridisegnato le norme che regolano il funzionamento dell’istituto, puntando, oltre che sul mandato a termine del governatore, sulla trasparenza e la collegialità delle decisioni. Desario ha già affidato a consulenti e legali di Bankitalia il compito di adeguare lo statuto alla riforma. Il Consiglio superiore dell’istituto centrale, in agenda per il 26 gennaio, dovrà approvare le modifiche che riguarderanno le procedure di nomina e di revoca del governatore e la durata del suo mandato. L’assemblea dei soci di Bankitalia in programma per la prima metà di marzo approverà definitivamente le nuove regole.