Bankitalia inizia l’esame dei piani anti-Eba Ma gli istituti di credito vogliono cancellare tutto

Monte Paschi, Ubi e Banco Popolare si appoggiano alla spalla di Bankitalia nel tentativo di saltare l’ostacolo patrimoniale posto dall’Eba, l’Authority bancaria europea, senza mettere le mani nelle tasche degli azionisti. I piani di battaglia dei tre istituti per centrare un Core Tier 1 del 9% entro giugno, giunti ieri sul tavolo del governatore Ignazio Visco, non prevedono infatti alcun aumento di capitale. Una strategia attesa, dietro cui si cela la speranza delle banche che l’Eba sia costretta a rifare i conti dal Consiglio Ue di marzo. L’Authority aveva infatti calcolato un «ammanco» di capitale complessivo da 15,4 miliardi, suddiviso tra il Monte (3,2 miliardi), il Banco (2,7), Ubi (1,4) e Unicredit (7,9) che ha però posto rimedio con l’aumeto di capitale da 7,5 miliardi in corso: ieri, ultimo giorno di trattazione dei diritti, il titolo ha ripiegato a 3,3 euro (-1,37%). Inzia ora un complesso piano di confronto sia tra Palazzo Koch e i singoli istituti, sia internazionale con l’Eba, che dovrebbe passare al vaglio i piani e pronunciarsi nella riunione dell’8-9 febbraio a Londra. Un tempo di attesa che rischia di apparire eterno sui mercati e che potrebbe esporre le banche coinvolte a nuovi attacchi speculativi non certo graditi alla Consob di Giuseppe Vegas.
La Bce di Mario Draghi pare, comunque, orientata a «spegnere» le rischieste dell’Eba, soprattutto per quanto concene i criteri di valutazione dei Titoli di Stato in portafoglio (oggi molto penealizzante per gli istituti italiani carichi di Bot e Btp). L’Eurotower ha poi stoppato l’idea dell’Eba di effettuare un secondo stress test; il resto potrebbe farlo la piena opearatività del Fondo salva-Stati europeo (Efsf). Intanto Mps ha guadaganto l’8% in Borsa all’indomani del via libera al piano di rafforzamento composto da cessioni, ottimizzazione degli attivi e dalla trasformazione di 1 miliardo di Fresh. Il Banco può invece contare sul «cuscinetto» di un prestito convertibile e lo stesso vale per Ubi, il cui l’ad Victor Massiah,pur dicendosi «ottimista» sul capitale, si è augurato che le richieste dell’Eba siano cancellate.