Bankitalia: «Con IntesaSanpaolo il settore diventa più competitivo»

La Sapaz chiude l’esercizio 2005 con oltre 20 milioni di utile. L’Ifil «stringe» sullo shopping

Pierluigi Bonora

da Milano

Utile netto di 20,164 milioni e distribuzione di un dividendo di 6 euro ad azione, per complessivi 18,9 milioni, mentre i rimanenti 1,6 milioni sono andati alla riserva straordinaria. Sono i dati di bilancio 2005 dell’Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz, la cui assemblea si è svolta il 26 maggio scorso, estratti dal verbale depositato alla Camera di commercio di Torino. L’assemblea, che ha altresì deliberato l’annullamento di 118.449 azioni proprie con una riduzione conseguente del capitale sociale, ha deciso il rinnovo della delega ad acquisto di azioni proprie per un massimo di 304mila. L’operazione potrà avvenire in una o più volte, in un periodo di 18 mesi dalla data dell’assemblea. Al momento dell’assise il capitale della cassaforte della dinastia Agnelli era suddiviso in 3 milioni 166.121 azioni da 50 euro nominali. Il riacquisto delle azioni è stato eseguito, nel tempo, in modo proporzionale tra i soci per mantenere sostanzialmente stabile il rapporto tra gli azionisti, come si legge nel verbale. Le azioni della Giovanni Agnelli & e C. Sapaz, alla data della riunione del 26 maggio, risultavano così suddivise: eredi Giovanni Agnelli, al 31,87%; Maria Sole Agnelli (11,18%), eredi Umberto Agnelli (9,92%), eredi Giovanni Nasi (9,38%), Laura Nasi (8,24%). Inoltre a Susanna Agnelli fa capo il 6,76%, con Clara Nasi al 5,35%, Emanuele Nasi al 3,93%, Clara Agnelli all’1,29% e Cristiana Agnelli allo 0,05 per cento. Un restante 12,3% è in capo ad alcune fiduciarie. L’assemblea aveva anche nominato il collegio sindacale per tre anni, composto da Cesare Ferrero (presidente), Piero Locatelli e Paolo Picatti. Supplenti Lionello Jona Celesia e Riccardo Rota.
Fin qui i dati dell’assise, depositati nei giorni scorsi, in attesa che tra maggio e giugno prossimi i numerosi componenti della famiglia Agnelli tornino a incontrarsi per l’approvazione dei conti relativi al 2006 e per fare il punto della situazione, soprattutto alla luce della ritrovata salute finanziaria della galassia torinese. È anche ricordare che, alla fine di ottobre, la stessa Accomandita si era accaparrata un 3% diretto di Ifil facendo così salire la sua quota nella holding d’investimenti che controlla Fiat Group dal 65,011% al 68,512%, operazione motivata come «un impiego vantaggioso della liquidità a disposizione della società». Si tratta dei 300 milioni incassati dagli Agnelli dalla cassaforte lussemburghese Exor, tra plusvalenze derivanti dall’operazione con Ifil e Merrill Lynch per il mantenimento della presa su Fiat e liquidità in cassa presente presso la holding lussemburghese. Intanto al quartier generale dell’Ifil l’amministratore delegato Carlo Sant’Albano sta lavorando a una serie di dossier, tra cui quello relativo al colosso dell’immobiliare newyorchese Cushman & Wakefield di proprietà del gruppo Mitsubishi.