Bankitalia: nel 2008 niente crescita

Il pil si ferma all’1% sia quest’anno sia nel 2009. Aumenta l’inflazione. Dati e stime di via Nazionale confermano il rallentamento

Roma - Bankitalia conferma: l’economia italiana sta frenando pesantemente. Il 2007 si è chiuso in decelerazione e, secondo i calcoli della nostra banca centrale, la crescita 2008 non supererà un modestissimo 1%. Né le cose andranno meglio nel 2009, con la crescita economica stimata a un altrettanto modesto 1,1%. A completare un quadro davvero poco entusiasmante, il continuo aumento della pressione fiscale e il pericoloso andamento dei prezzi: gli economisti di via Nazionale stimano per l’anno appena incominciato un’inflazione «poco sopra al 2,5%».

Dati e stime del Bollettino economico di Bankitalia, reso noto ieri a pochi giorni dall’atteso intervento del governatore Mario Draghi al convegno Forex di Bari, non inducono all’ottimismo. Rispetto all’ultimo Bollettino del luglio 2007 «la situazione si è deteriorata in misura marcata», per effetto degli sviluppi economici internazionali, e così la previsione di crescita 2008 per l’Italia scende drasticamente dall’1,7% all’1%. Particolarmente negative le stime sull’andamento del commercio estero: il contributo alla dinamica del prodotto interno lordo dell’import-export italiano, praticamente nullo nel 2007, sarebbe addirittura negativo quest’anno. La produzione industriale sarebbe calata nel quarto trimestre, e nei primi nove mesi dell’anno la crescita della produttività nell’industria è rimasta modesta; la competitività di prezzo ha subito ulteriori peggioramenti. Il costo del lavoro per unità di prodotto è cresciuto più che nell’analogo periodo del 2006.

Né vanno meglio i consumi interni, che nella seconda metà del 2007 hanno ristagnato. L’andamento negativo degli ultimi mesi, spiega la nostra banca centrale, potrebbe aver risentito negativamente degli aumenti di prezzi legati al rincaro delle materie prime (petrolio e gas, in particolare). Gli ultimi dati sulle vendite al dettaglio segnalano un ulteriore rallentamento nell’acquisto di beni non durevoli nel quarto trimestre 2007. L’indebolimento dell’economia e l’aumento dei prezzi complottano, secondo Bankitalia, per far perdurare una «dinamica modesta dei consumi» nei prossimi mesi, intorno all’1%. Del resto, il bilancio della famiglia media è sempre più appesantito dai mutui casa. Secondo il Bollettino di Bankitalia, aumenta al 7,6% la quota di reddito che le famiglie devono destinare alla rata del mutuo e agli interessi sui prestiti. Un peso che le associazioni dei consumatori imputano a «gravissime responsabilità» delle banche, che hanno applicato i tassi variabili sui mutui casa a 3,2 milioni di sottoscrittori su un totale di 3,5 milioni di richiedenti.

Se l’economia reale langue, i conti pubblici sembrano andar meglio ma... grazie ai contribuenti. «La pressione fiscale - si legge nella pubblicazione di via Nazionale - è ancora aumentata». Bankitalia conferma infatti che il miglioramento dei conti pubblici è dovuto in gran parte all’aumento delle entrate fiscali che, nell’intero 2007, sono aumentate del 4,8%, passando da 390,9 a 409,7 miliardi di euro. In particolare, l’Irpef è cresciuta del 5,6%, da 142 a quasi 150 miliardi di euro. L’autotassazione di dicembre avrebbe fatto segnare un «significativo aumento» del gettito. I dati del Bollettino non sembrano congrui con quelli resi noti, ventiquattro ore prima, dal ministero dell’Economia e delle Finanze (376 miliardi e 845 milioni di euro nei primi 11 mesi dell’anno, con la previsione ufficiosa di un gettito superiore a 430 miliardi a fine anno).

Grazie alle entrate, l’indebitamento (il deficit pubblico, ndr) e il debito pubblico dovrebbero collocarsi a livelli inferiori alle ultime previsioni del governo (rispettivamente 2,4% e 105% del Pil). In una lunga lettera, il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa sostiene che il miglioramento dei conti è dovuto anche alla frenata della spesa corrente. «C’è un’emergenza crescita - commenta il senatore Maurizio Sacconi (Forza Italia) - mentre l’equilibrio dei conti pubblici è tutto a carico delle entrate fiscali».