Bankitalia, la nomina di Visco scatena l’ira di Bossi e Tremonti

RomaUna vera e propria «dissensio ad escludendum». Con i più papabili per la poltrona di governatore della Banca d’Italia che saltano uno dopo l’altro a causa di una lunga serie di veti incrociati. E con Ignazio Visco, attuale vicedirettore generale di via Nazionale, a uscire fuori dal cilindro al fotofinish. Non tanto perché la sua non sia una candidatura adeguata al vertice di Palazzo Koch, quanto perché gli altri pretendenti erano decisamente più «graditi» a chi avrebbe potuto avere voce in capitolo sulla nomina. Che spetta sì al premier, ma che è ovviamente il frutto di una lunga serie di consultazioni nella quale il parere del Quirinale e il gradimento della Banca d’Italia hanno comunque un peso. Questa volta, però, quel che ha contato di più sono stati i veti contrapposti che hanno «bruciato» i due veri competitor: Fabrizio Saccomanni, direttore generale di via Nazionale, e Lorenzo Bini Smaghi, attuale membro del board della Bce. Perché Vittorio Grilli - il direttore generale del Tesoro graditissimo a Giulio Tremonti (e quindi a Umberto Bossi che ancora ieri ripeteva «noi puntavamo su un altro») - è stato sì in corsa ma solo fino a questa estate. Anche Silvio Berlusconi, infatti, nonostante le ripetute pressioni del ministro dell’Economia era ben consapevole da tempo che la nomina di Grilli non avrebbe fatto altro che scontentare il Quirinale, la Bce (nella persona del neo presidente Mario Draghi), tutti i vertici del Pdl nonché le speranze della Francia di vedere finalmente libera quella poltrona del board dell’Eurotower a cui - dopo il passaggio di consegne tra Jean Claude Trichet e Draghi - Parigi ritiene giustamente di avere diritto.
Vince Visco, dunque. E con lui - seppure ai punti - il Colle, Bankitalia e Draghi. Che avrebbero sì preferito Saccomanni, ma che sono comunque soddisfatti per la «soluzione interna» e per aver respinto l’ipotesi Bini Smaghi che negli ultimi giorni aveva recuperato terreno proprio grazie alle pressioni di Nicolas Sarkozy che pare non gradire affatto l’impasse alla Bce. Perde invece Tremonti. Perché il massimo che riesce ad ottenere è stoppare Saccomanni. Ma non ce la fa ad opporsi a Visco che - al di là delle veline uscite ieri sera sull’idilliaco rapporto tra i due - non è certo una scelta a lui gradita. I due, infatti, hanno avuto più d’una frizione quando il nei primi anni Duemila il «Ciampi boy’s» Visco era capoeconomista dell’Ocse e metteva regolarmente in discussione i numeri sulla crescita e le previsioni che erano nei Dpef firmati da Tremonti. Tanto che ieri il titolare di via XX Settembre, giura chi l’ha sentito ieri pomeriggio, vista come s’è risolta la partita sulla Banca d’Italia è pronto allo «sciopero bianco». È intenzionato, insomma, a incrociare le braccia a partire dal decreto sviluppo.
Nonostante le difficoltà e i veti, Berlusconi pare essere comunque soddisfatto. Perché, spiega in privato, «su Grilli avrei avuto una rivolta del Pdl e di molti ministri che sono arrivati a minacciarmi una crisi di governo». Mentre Saccomanni «sarebbe stato uno schiaffo» che Tremonti «non sarebbe stato in grado di sopportare». Bini Smaghi, invece, non piaceva a nessuno e aveva la sola vera utilità di risolvere i problemi con Parigi. Mentre Visco è nel solco della «tradizione», una «scelta interna» e «di prestigio» che è gradita a tutti. Una personalità, peraltro, vicina al centrosinistra. Resta solo una questione aperta: l’uscita di Bini Smaghi dal board della Bce e Sarkozy che minaccia fuoco e fiamme già domenica a Bruxelles.