Bankitalia, nuovo strappo tra Margherita e Ds

Silvia Marchetti

da Roma

Il governatore di Bankitalia parla al Cicr e tra i Ds e la Margherita si consuma un nuovo strappo. L’ennesimo di questa estate rovente, iniziata con il «caso Antonveneta» e approdata alla «questione morale» che da settimane agita i sonni della Quercia. Se da una parte il Botteghino attende di leggere la relazione di Fazio, limitandosi alla richiesta di una riforma bipartisan di Via Nazionale, il partito di Rutelli (insieme all’Udeur) chiede tout court le dimissioni del governatore. L’ultimo atto della saga «Opa bancarie» - ossia la «testimonianza» di Fazio - ha così evidenziato le divergenze tra i due maggiori partiti dell’Unione. Divergenze sorte con la vicenda Unipol e con le accuse di «commistioni» lanciate dai Dl ai Ds, vicini al «banchiere rosso» Giovanni Consorte.
Il takeover di Unipol sulla Bnl è stato uno degli argomenti trattati da Fazio. E, forse, «l’attendismo» del Botteghino deriva proprio dalla delicata situazione in cui si trova Consorte: l’Opa non ha ancora ricevuto il via libera di Bankitalia. Certo, la relazione «tecnica» di Fazio non ha entusiasmato né i Ds né la Margherita, che a questo punto sollecitano l’introduzione del mandato al termine del governatore nella riforma di Bankitalia. La reazione dei due partiti, tuttavia, ha registrato diversi picchi di intensità. Il Dl Enrico Letta si appella all’Unione: «Deve chiedere le dimissioni del governatore». Ma i Ds preferiscono prima leggere la relazione di Fazio e poi giudicare. «Non possiamo attenerci al giudizio dei ministri presenti al Cicr», afferma Vannino Chiti. La Quercia è consapevole del danno arrecato alla «credibilità» dell’Italia, ma chiedere tout court le dimissioni di Fazio è prematuro. Perché? Forse perché in ballo - dopo il ko della Bpi - rimane l’Opa di Unipol, che non ha ancora ricevuto il disco verde dalle autorità di vigilanza? Fazio ha infatti ricordato che l’autorizzazione al takeover di Bnl «è sospesa in attesa del parere dell’Isvap sulla solidità economico-patrimoniale dell’operazione Unipol». La stessa Bankitalia ha inoltre chiesto a Bologna «informazioni integrative» riguardo al piano industriale della futura merchant bank. Insomma, Consorte non può ancora cantare vittoria. E i Ds, nonostante i tentativi di smarcarsi dal «banchiere rosso» per tranquillizzare i Dl (l’uscita last minute di Mps dall’operazione Bnl e la destituzione del «concertista» Gnutti sono due episodi emblematici) hanno a cuore il mondo delle Coop. Meglio dunque lasciare Fazio al suo posto. «La vicenda è nelle mani del Parlamento», taglia corto Gavino Angius.
Ma per la Margherita e l’Udeur passare la palla al Senato (dove presto riprenderà la discussione del ddl sul risparmio) non basta. Fazio deve farsi da parte, subito. Idem per Giuliano Amato: «Se il governatore cade tra le braccia di un signor Fiorani, è bene allora che stia con Fiorani e non a dirigere la Banca d’Italia». Rutelli, l’alfiere della «questione morale» e nemico di ogni «commistione» politico-economica, in un’intervista al Sole 24 Ore non aveva usato mezzi termini: «Fazio si ritiri, avrà l’onore delle armi». Ieri, ha insistito con le dimissioni del governatore, che si è comportato in maniera «partigiana», non come «arbitro». «Mi aspettavo da Fazio non un gesto di difesa personale ma di amore per le istituzioni». Secondo Rutelli, le intercettazioni sono servite a portare alla luce «una serie di cose negative», tra cui «la mancanza di vigilanza». A questo punto, per il leader Dl occorre «una risoluzione parlamentare» che inviti il governatore «a tirare le conseguenze di fatti così seri e dolorosi». Deluso dalla performance di Fazio anche Enrico Letta: «Irritante l’auto-difesa del governatore» e «assai negativa la scelta del governo di coprire le scorrettezze di questi mesi». Letta invita l’Unione a unirsi al coro (centrista) delle dimissioni. E Mauro Fabris dell’Udeur va oltre, proponendo una «mozione anti-Fazio». Ma i Ds, per il momento, non sembrano interessati alla cacciata immediata di Fazio.