Bankitalia: possibile il deficit al 3,8% nel 2006

«Almunia sbaglia: necessari gli investimenti per il rilancio»

Gian Battista Bozzo

da Roma

Più ottimista della Commissione europea sui conti pubblici, Bankitalia è invece meno ottimista sull’andamento dell’economia italiana nel 2006. Nel Bollettino economico freschissimo di stampa, gli economisti di Antonio Fazio affermano infatti che raggiungere un disavanzo 2006 al 3,8% del Pil è «possibile», purché vengano attuate rigorosamente le linee programmatiche contenute nella Legge finanziaria all’esame del Parlamento. La crescita 2006 potrebbe invece risentire negativamente di un quarto trimestre 2005 inferiore alle aspettative, e così la crescita potrebbe risultare poco superiore all’1%, contro l’1,5% previsto da Bruxelles.
L’indagine campione della banca centrale su 4.200 imprese e altri indicatori segnalano un rallentamento dell’attività produttiva nell’ultimo trimestre dell’anno; e «potrebbe risentirne l’intensità della ripresa prevista nel 2006». Comunque, un miglioramento ci sarà, soprattutto a confronto dell’andamento economico piatto del 2005. «In base alle ultime valutazioni - si legge nel Bollettino - l’espansione dell’attività produttiva potrebbe essere leggermente superiore all’1%. La ripresa prevista per il 2006 - puntualizza tuttavia Bankitalia - attenua, ma non risolve i problemi dell’economia italiana». Problemi che Bankitalia individua nella bassa produttività, nella scarsa diffusione delle innovazioni tecnologiche e organizzative nell’apparato produttivo, in una specializzazione ancora molto tradizionale, e in una «relativa scarsità» di imprese dinamiche di medie dimensioni e di grandi aziende «attrezzate a reggere la concorrenza sui mercati globali».
Fra le righe, il giudizio della Banca d’Italia sulla manovra finanziaria 2006 appare complessivamente positivo. Soprattutto riguardo le misure fiscali per tagliare il costo del lavoro per le imprese, e il finanziamento di 3 miliardi di euro al Fondo per l’innovazione, la crescita e lo sviluppo, nato per il rilancio degli obiettivi di Lisbona. A questo proposito, Bankitalia non condivide l’idea del commissario Ue Joaquin Almunia di destinare quelle risorse al minor deficit «perché questo rischierebbe di rinviare la crescita: i due obiettivi di stimolo e risanamento sono conciliabili e coerenti», commenta Giancarlo Morcaldo, direttore della ricerca economica della banca centrale. C’è invece preoccupazione per la mancata riduzione del debito pubblico, che per la prima volta in un decennio è visto in rialzo e per il sostanziale azzeramento dell’avanzo primario corrente di bilancio, al netto della spesa per interessi. Via Nazionale continua poi a sollecitare un rigoroso monitoraggio della spesa pubblica.
L’aumento dei tassi d’interesse annunciato, di fatto, venerdì dal presidente della Bce Jean-Claude Trichet non dovrebbe avere un particolare impatto sulla spesa per interessi, visto che la percentuale dei titoli a breve (i Bot) sul totale è molto bassa; né Bankitalia ipotizza ripercussioni sulla crescita 2006, visto che le stime sono state fatte scontando una stretta della politica monetaria da parte di Francoforte.
Infine, un’occhiata al risparmio finanziario delle famiglie italiane, che nei primi sei mesi di quest’anno è aumentato di 75 miliardi di euro raggiungendo la cifra ragguardevole di 3.400 miliardi di euro: il doppio del Pil.