Bankitalia, Saccomanni vicino all’investitura

Il direttore generale di Palazzo Koch a colloquio ieri dal premier Si
accorciano i tempi del cambio della guardia in via Nazionale

Roma La successione di Mario Draghi alla guida di Bankitalia vede un colpo improvviso d’acceleratore. Ieri pomeriggio Silvio Berlusconi ha ricevuto a palazzo Chigi il direttore generale della banca centrale, Fabrizio Saccomanni: un incontro durato circa mezz’ora, in cui si è discusso di mercati, di manovra e soprattutto del futuro di via Nazionale. Saccomanni è il candidato finora più «gettonato» alla successione di Mario Draghi, e l’incontro con il capo del governo è stato da molti interpretato come un importante passo avanti verso la nomina.

In termini automobilistici si direbbe che Saccomanni, a questo punto, è davvero in pole position al gran premio di Bankitalia. I tempi per il cambio della guardia in via Nazionale si stanno facendo brevi. Draghi è in partenza per Francoforte, dal primo novembre guiderà la Banca centrale europea, e prima di lasciare Roma vorrebbe vedere Saccomanni insediato nel suo studio di palazzo Koch. Una soluzione gradita anche al Quirinale che, secondo la legge sul risparmio varata nel 2005, nomina formalmente il governatore su proposta del presidente del Consiglio.

L’incontro ha rappresentato una formale presa di contatto fra il premier e il direttore generale della Banca d’Italia. Un faccia a faccia in agenda da tempo, ma che assume un significato importante. Berlusconi, dopo le lunghe settimane di impegno su una pesantissima manovra da 54 miliardi di euro, riprende dunque in mano il dossier Bankitalia. E lo fa in prima persona, consapevole dell’importanza di questa nomina per l’economia e la finanza del Paese.

Il premier sa bene che Draghi e Saccomanni sono legati da una stretta amicizia: è stato infatti il governatore uscente a chiedere il ritorno di Saccomanni in Italia da Londra, dov’era vicepresidente della Bers, la banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo dei Paesi dell’Est. A lui, Draghi - che conosce palazzo Koch e dintorni come le sue tasche, essendovi entrato nel lontano 1967 - ha quindi affidato la gestione della banca centrale, e la sua riorganizzazione. Un compito da alter ego.

La crescente influenza della Bce nei confronti dei Paesi euro sotto attacco speculativo (basti pensare all’ormai famosa lettera in cui il presidente Jean-Claude Trichet e il suo successore Draghi indicavano al nostro governo alcune delle principali misure della manovra) rende cruciale il ruolo del governatore uscente di Bankitalia nei rapporti fra Roma e Francoforte. E questo rafforza la sua influenza sulle scelte che riguardano la nostra banca centrale.

L’incontro di ieri è visto dagli ambienti finanziari come un «segnale importante». Qualcuno si è anche spinto a ipotizzare che la riunione ordinaria del Consiglio superiore di Bankitalia fissata per il 28 settembre possa trasformarsi in straordinaria, aggiungendo all’ordine del giorno il parere sul nuovo governatore. Forse si corre un po’ troppo, ma è evidente che oggi la candidatura di Saccomanni, già forte di suo, si irrobustisce ancora di più.

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, avrebbe preferito vedere a palazzo Koch il suo direttore generale Vittorio Grilli, e si è speso molto in questa direzione. Ma ora le quotazioni di Grilli appaiono in discesa. E c’è ancora da risolvere la questione legata alla presenza, nel board esecutivo della Bce, di un secondo rappresentante italiano.

Lorenzo Bini Smaghi, sebbene non ne abbia l’obbligo, lascerà Francoforte all’arrivo di Draghi, e sarà sostituito con ogni probabilità da un rappresentante francese. Si era parlato di lui come possibile governatore, o più probabilmente direttore generale, di Bankitalia. Se invece dovesse prevalere la soluzione interna anche per il «numero due» della banca, il candidato più autorevole sembra Ignazio Visco (nessuna parentela con l’ex ministro delle Finanze, Vincenzo), ex capo economista dell’Ocse e oggi uno dei vicedirettori generali di via Nazionale.