Bankitalia, il Senato dice sì al Governatore a tempo

Approvata la legge sul risparmio. Via Nazionale replica ai dubbi della Bce

Gian Battista Bozzo

da Roma

Via libera del Senato alla legge sul risparmio, che comprende la riforma di Bankitalia. Il provvedimento ritorna ora alla Camera per il «sì» definitivo, e il relatore Maurizio Eufemi (Udc) si augura che il governo blindi con la fiducia il testo approvato a Palazzo Madama. E Berlusconi si dice certo che «ci sono assolutamente i tempi» per far passare la riforma. Prima del voto di ieri, i senatori hanno respinto un ordine del giorno presentato dal centrosinistra, che chiedeva al Consiglio superiore della Banca d’Italia di revocare il mandato ad Antonio Fazio.
Se Montecitorio confermerà il testo della legge, il prossimo Governatore della Banca d’Italia avrà un mandato di sette anni, non rinnovabile. Inoltre, verranno introdotti elementi di collegialità nelle decisioni - finora formalmente, e spesso sostanzialmente, monocratiche - che riguardano il sistema creditizio, decisioni che dovranno essere motivate in maniera adeguata: moral suasion addio? La proprietà della banca centrale passerà infine dalle mani dei privati a quelle dello Stato. Trasferimento che solleverà polemiche per la distanza delle valutazioni fra le banche azioniste (che parlano di un valore fra i 13 e i 20 miliardi di euro) e il governo (che ipotizza una cifra di 800 milioni).
Per quanto riguarda il mandato, la legge non risolve però il caso Fazio. Il testo non affronta il problema della transizione, e il parere reso noto la scorsa settimana dalla Banca centrale europea - pur approvando l’incarico a termine - non aiuta a risolvere il problema. La Bce sta esaminando l’atteggiamento del Governatore di Bankitalia nella vicenda dell’Opa Antonveneta, e secondo il quotidiano finanziario Il Sole-24Ore il comitato esecutivo della banca centrale di Francoforte avrebbe all’esame un documento in cui si giudica negativamente il comportamento di Fazio nel caso Antonveneta. Il Governatore non avrebbe rispettato le istruzioni di vigilanza, le regole di Basilea 2, e alcune direttive comunitarie.
Bankitalia smentisce tali anticipazioni. «Non risponde assolutamente al vero - afferma una nota di via Nazionale - che la Bce abbia rassegnato alla Banca d’Italia un giudizio conclusivo, ed è infondato che questo giudizio rimarchi un’infrazione delle regole. La Banca d’Italia fornirà ulteriori elementi a comprova della correttezza del proprio operato». Nessun commento in proposito da Charlie McCreevy. «In futuro arriveremo a una conclusione su come procedere nel caso italiano che riguarda le banche - si limita a dire il commissario Ue al Mercato interno, nei mesi scorsi molto critico con Bankitalia - ma non sarà né oggi né domani».
Il centrosinistra accusa la maggioranza di aver varato una legge che non tutela i risparmiatori e che, soprattutto, non affronta i nodi emersi dapprima con gli scandali Cirio e Parmalat e poi con il caso Antonveneta. Il Senato ha respinto la scorsa settimana il trasferimento all’Antitrust dei poteri di vigilanza di Bankitalia sulla concorrenza bancaria; e ieri ha detto «no» a un ordine del giorno proposto dalla sinistra, che sollecitava al Consiglio superiore della banca la revoca del mandato a Fazio. Richiesta ardita, visto che a fine settembre lo stesso Consiglio superiore ha confermato la propria fiducia al Governatore. «La scelta operata dal Senato - commenta Luigi Grillo (Forza Italia) - fa giustizia delle tante affermazioni infondate su trasparenza e concorrenza fatte nei mesi scorsi». E per Riccardo Pedrizzi (An) il testo approvato «mette ordine nella legislazione finanziaria e societaria, affrontando alcune delle questioni più rilevanti sorte coi casi Cirio e Parmalat».
Fra le novità del provvedimento approvato ieri, la «stretta» sul reato di falso in bilancio, con la previsione di pene detentive fino a cinque anni, rispetto ai due anni indicati dal testo uscito in precedenza da Montecitorio. E il congelamento dei diritti di voto delle Fondazioni per quanto riguarda le quote eccedenti il 30% del capitale delle banche sottostanti. Norma che attualmente riguarda le Fondazioni Montepaschi, Cadi Risparmio di Genova e Cassa di Risparmio di Firenze. Questa norma è però sotto scrutinio, e potrebbe essere cancellata nel corso del prossimo esame alla Camera. Il rischio è che, nel via vai fra i due rami del Parlamento, la legge sul risparmio non riesca a essere approvata definitivamente entro la legislatura. Non tanto per una questione di tempi, quanto per il tipo di modifiche che potrebbero essere introdotte (la questione antitrust bancario, ad esempio). «La fiducia - conclude il relatore Maurizio Eufemi - è l’unico modo per rendere operativa la riforma al più presto».