Bankitalia sferza Prodi: «Tasse da ridurre»

da Roma

Bankitalia invita il governo ad accelerare il processo di riduzione del disavanzo pubblico; allo stesso tempo, secondo la nostra banca centrale, «occorre reperire risorse per ridurre la pressione fiscale, che supera la media dell’area euro e si colloca in prossimità dei massimi storici». I dati del Bollettino economico di via Nazionale, resi noti ieri, parlano da soli: nel 2006 la pressione fiscale è salita di 1,7 punti toccando il 42,3 per cento del Pil; quest’anno aumenterà ancora, arrivando al 42,8 per cento. È poi «indifferibile», si legge ancora nel Bollettino, la riduzione della spesa corrente, la cui incidenza sul Pil si è attestata nell’ultimo biennio al 40 per cento, superando anche i record raggiunti nei primi anni Novanta. «Noi avevamo ridotto la pressione fiscale di due punti - commenta Silvio Berlusconi - e con Prodi si è ritornati ancora su. Bisogna ridurre la spesa e, di conseguenza, la pressione fiscale».
Rallenta la crescita. Dopo un quarto trimestre 2006 che ha visto un vero e proprio balzo del prodotto interno lordo, nei primi tre mesi di quest’anno l’attività produttiva ha rallentato, portandosi fra l’1 e l’1,5 per cento su base annua. Nei mesi successivi, in base alle previsioni del governo, l’attività riprenderebbe a svilupparsi «a tassi coerenti con una crescita di circa il 2 per cento per l’intero 2007». A favore della crescita economica gioca un quadro internazionale non clamoroso come nel 2006, ma pur sempre positivo. Anche nell’area dell’euro il Pil rallenterebbe un pochino, restando tuttavia intorno a una crescita del 2 per cento. Inoltre, Bankitalia rileva nella forte accelerazione registrata in Italia l’anno scorso «un primo progresso strutturale nella capacità delle imprese industriali di affrontare con successo la competizione nei mercati esteri e domestici». Lo testimonia il contestuale aumento dell’occupazione e della produttività del lavoro nel settore industriale. Bisogna poi accrescere gli investimenti pubblici.
Bilancio, presto il pareggio. Nel Bollettino - primo numero di una nuova serie, caratterizzata da una maggiore stringatezza rispetto al passato - gli uomini di Mario Draghi sostengono che «l’andamento dei conti pubblici consente di accelerare il processo di riduzione del disavanzo». Il pareggio di bilancio è essenziale per ridurre il debito pubblico, «in modo da affrontare per tempo i costi derivanti dall’invecchiamento della popolazione». Un invito a utilizzare le entrate extra per ridurre rapidamente il deficit, che giunge contemporaneamente a quello di Jean-Claude Trichet. L’Italia, dice in un’intervista il presidente della Banca centrale europea, dovrebbe utilizzare le entrate fiscali extra per ridurre l’indebitamento. «È una regola generale, che vale ancor più nel caso dei Paesi con forte debito pubblico, come l’Italia; ed è nell’interesse del Paese, perché così diminuirà il peso delle manovre future sull’economia», osserva il banchiere centrale dell’Ue.
Tesoretto a rischio? Gli inviti alla prudenza di Bankitalia e Bce rafforzano la posizione di Tommaso Padoa-Schioppa, che vuole destinare la massima parte del «tesoretto fiscale» (almeno 7,5 miliardi su 10) alla riduzione del deficit 2008. Anche il viceministro Vincenzo Visco osserva che «non bisogna alterare gli equilibri di fondo recuperati faticosamente: giustamente Trichet - aggiunge - ci dice di pensare al debito pubblico». In marzo, il fabbisogno di cassa è salito a 16,2 miliardi, 400 milioni in più rispetto allo stesso mese del 2006. Nel primo trimestre il fabbisogno resta un po’ più basso rispetto al 2006 (24 miliardi contro 25,69); tuttavia, è un segnale che il miglioramento non può andare avanti a tempo indefinito. Ma il viceministro dell’Economia Roberto Pinza dice: si possono fare le due cose, «tener fermo il rigore dei conti e far recuperare potere d’acquisto alle famiglie».