Bankitalia, Siniscalco «licenzia» il governatore

Il responsabile del Welfare chiama in causa il premier, che rassicura: «Nessuna iniziativa dell’esecutivo». Castelli: «Grave se agisce da solo»

Francesco Casaccia

da Roma

Botta e risposta tra Domenico Siniscalco e Roberto Maroni sul caso Fazio. Il ministro dell’Economia dice chiaramente che si aspettava le dimissioni del governatore di Bankitalia. Anzi, aggiunge che «forse è il caso di porre la questione in modo formale attraverso passi istituzionali». Ma il titolare del Welfare precisa che queste parole non sono del governo, e lo fa chiamando in causa il premier per un chiarimento. Silvio Berlusconi avrebbe infine rassicurato la Lega: «Non c’è alcuna iniziativa governativa».
A Cernobbio, dove ha partecipato ai lavori del Workshop Ambrosetti, Siniscalco abbandona i toni pacati e misurati di sempre. Sulla vicenda della Banca d’Italia va giù pesante. «Fino a ieri - dichiara - mi sarei atteso un atto di sensibilità del governatore che non è venuto. Se fossi stato in lui, me ne sarei andato da tempo ma la moral suasion non ha funzionato». E non è tutto. Perché il ministro dell’Economia annuncia passi formali. Siniscalco infatti ricorda che nel Consiglio dei ministri dello scorso 3 agosto e in quello del 3 settembre aveva parlato di «legittimità e credibilità del sistema che dipende dall’opportunità e dalla tempistica delle scelte, dalla trasparenza della comunicazione, dalla percezione che il mercato e il pubblico hanno della trasparenza». Ho espresso al governo «gravi e crescenti preoccupazioni perché un mese e mezzo di campagna sulla stampa estera è stato devastante», sottolinea Siniscalco. «Siamo stati sotto i riflettori anche dell’Ue che temeva un atteggiamento discriminatorio da parte della Authority, in particolare la Banca d’Italia, a difesa dell’italianità, ma l’italianità non è un valore che va perseguito con barriere amministrative ma con il mercato». Siniscalco aggiunge: «Considero una sconfitta del mercato essere arrivati a un ambito giudiziario, ma è anche vero che non ci si arriva se prima non si è agito in un certo modo». Insomma, per Siniscalco, l’assetto di Bankitalia «era adeguato al periodo in cui è nata, al mondo arcaico e domestico di allora. Ma adesso le banche centrali devono essere registri del sistema e non regolatori dello stesso». A questo punto, il ministro dell’Economia dice che «forse la questione deve essere posta in modo formale attraverso passi istituzionali». Infine, Siniscalco assicura che nella discussione parlamentare verranno ripresi gli emendamenti presentati a suo tempo da Tremonti sulla separazione tra attività di vigilanza e Antitrust.
Ma le le dichiarazioni di Siniscalco non sono piaciute al collega di governo Roberto Maroni: «Il ministro dell’Economia ha espresso opinioni personali usando il plurale, non si capisce a chi si riferisca, certo non al governo o alla maggioranza. Nessuno in Consiglio dei ministri - prosegue - ha prospettato la richiesta di dimissioni e, quindi, vogliamo sapere cosa intente per passi formali». Maroni chiama in causa il premier chiedendo «un chiarimento rapido». Fonti vicine al premier ricordano che «il presidente del Consiglio ha sempre voluto mantenere, e ha mantenuto, una posizione di equilibrio in tutta la vicenda guardandosi bene dall’intervenire in maniera diretta». Insomma, Berlusconi avrebbe rassicurato la Lega che «non c’è alcuna iniziativa governativa» all’orizzonte. In serata è arrivata la controreplica di Siniscalco a Maroni. Fonti del ministero precisano infatti che quella di Siniscalco «certamente è un’iniziativa personale ma è un’iniziativa istituzionale del ministro dell’Economia».
Anche il ministro di Giustizia, Roberto Castelli, chiede chiarimenti. «Siniscalco - precisa - è il ministro dell’Economia ma fa parte di un governo che ha assunto determinate decisioni. Sarebbe grave che il ministro dell’Economia, in piena solitudine, decidesse sulla vicenda di Bankitalia di andare contro la linea stabilita dal governo». E il consigliere economico di Palazzo Chigi, Renato Brunetta, osserva: «C’è uno solo che comanda ed è Berlusconi che non mi pare sia dell’avviso di Siniscalco». Il senatore di Forza Italia, Luigi Grillo, è convinto che Siniscalco abbia parlato a titolo personale perché «non in sintonia né con quanto deciso dal Consiglio dei ministri né con il premier». Il vicepresidente del Senato, l’Udc Ivo Tarolli, si dichiara sorpreso dalle parole di Siniscalco. «Probabilmente - dice - al ministero dell’Economia siamo in presenza di uno stato confusionale».