Bankitalia, lo stallo continua «Discutiamone in Parlamento»

Follini: argomento da affrontare nelle sedi istituzionali. Ieri nuovo vertice tra Berlusconi, Letta e Siniscalco. L’irritazione di Ciampi

Massimiliano Scafi

da Roma

Ora basta. «Irritato», deluso dalla piega che hanno preso gli avvenimenti, infastidito per l’ostinazione del governatore e le prudenze del governo, Carlo Azeglio Ciampi si chiama definitivamente fuori dalla vicenda Fazio. «Per sciogliere il nodo della Banca d’Italia ho fatto tutto il possibile, forse anche di più - è il suo sfogo con chi lo vede in queste ore -. Ora basta, non posso espormi di più, ho le mani legate». La palla dunque è al governo. Nel primo pomeriggio vertice a Palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi, Gianni Letta e Domenico Siniscalco per studiare le prossime mosse. La rinuncia a volare a Manchester viene considerata come «l’apertura di una prima falla» nel muro difensivo del governatore. Ma per «rimuovere» don Antonio da Via Nazionale ci vorrebbe un atto formale, un documento ufficiale di Palazzo Chigi e il Consiglio dei ministri di oggi, come spiega Roberto Maroni, si limiterà solo all’ordinaria amministrazione. Tra l’altro non ci sarà nemmeno Siniscalco.
«Un passo indietro», chiedevano con sfumature e accenti vari Ciampi, Fini, Siniscalco, Letta, tre quarti della maggioranza e quasi tutta l’opposizione. E lui il suo passo l’ha fatto, ma non è indietro, è di lato. Un paso doble da tanguero, quasi un dribblig, uno scarto che gli consente di superare le insidie di Manchester e di guadagnare tempo. Allontanata l’emergenza dell’Ecofin, si allontana così l’urgenza delle sue dimissioni. Il pressing però continua. «Sulla vicenda della Banca d’Italia c’è bisogno di chiarezza e di linearità», avverte Pier Ferdinando Casini. «È ora che sia presa una decisione - dice Romano Prodi -. Questo problema va avanti da mesi senza soluzione, il Paese non può restare continuamente sotto osservazione». E Piero Fassino chiede a Fazio «un gesto di responsabilità».
Ma don Antonio il «gesto» l’ha fatto rinunciando all’Ecofin. «Un atto di disponibilità e di sensibilità istituzionale - spiega il fazista Udc Ivo Tarolli - una scelta collaborativa orientata a stemperare i toni». Una parziale mossa distensiva che gli consente di confermare la sua presenza a Basilea per la riunione della Bri, a Francoforte per quella della Banca europea e a Washington per il vertice del Fondo monetario. Insomma non lascia, raddoppia. Tagliare Manchester «per motivi di opportunità» è dunque l’unica apertura. Una concessione piccola piccola che gli serve per spiazzare il nutrito e trasversale fronte avversario.
Pierluigi Castagnetti vede il bicchiere mezzo pieno: «La decisione fa pensare a una maturazione lenta di un orientamento del governatore». Ma la pera non ha alcuna voglia di cascare dall’albero, come sottolinea Prodi: «L’assenza dall’Ecofin non mi sembra un grande annuncio. Non è certo questo il problema». L’opposizione insiste: occorrono le dimissioni. «Credo - dice Fassino - che sia tempo di arrivare a una soluzione che consenta di uscire da una situazione imbarazzante e che lede il prestigio della Banca d’Italia, del nostro Paese e del nostro sistema finanziario. Il governatore avverta la sensibilità di un atto necessario per superare la condizione critica di queste ore». Il caso Fazio «sta bloccando il sistema - aggiunge Francesco Rutelli -. È una cosa assurda e inaccettabile. In una vicenda molto meno significativa, come quella del governatore tedesco Ernst Welteke, criticato perché la moglie aveva utilizzato un biglietto aereo gratuito per partecipare a un convegno, il problema si è risolto in 48 ore con le dimissioni».
Ma le mani legate in questo frangente non ce le ha solo il Quirinale. «Bisogna tener presente che l’autonomia di Bankitalia impedisce interventi diretti del governo - precisa Gianni Alemanno -. Stiamo rispettando le regole istituzionali, mi sembra raccogliendo pure la sensibilità del capo dello Stato». L’immobilismo non c’entra. «Questo è un tema istituzionale molto delicato - avverte Marco Follini - che va affrontato nelle sedi proprie, che sono appunto quelle istituzionali. Non è un argomento di scorribande politiche e io eviterei di sollevarlo in un dibattito, in una conferenza stampa o in una cena privata».
Così, la strada per superare lo stallo sembra quella parlamentare. Secondo Follini «è compito del governo proporre una legge sul risparmio che segni la regola chiara, netta, forte». E Fassino sembra raccogliere l’assist: «È indispensabile che il Parlamento approvi senza indugio la riforma della Banca d’Italia e faccia in modo che le istituzioni di vigilanza siano più trasparenti ed efficaci». Ma su quel provvedimento la maggioranza ha faticato parecchio a trovare un’intesa: è pensabile che ora si rimetta tutto in discussione?