Bankitalia, verso un mandato di 8 anni

Se Fazio lascia, il favorito alla successione è il direttore generale Vincenzo Desario

da Roma

Mandato di otto anni per il governatore della Banca d’Italia - proprio come il presidente della Banca centrale europea (almeno in teoria, visto in pratica c’è stata a Francoforte la staffetta fra Duisenberg e Trichet) - ma rinnovabile. Questa la linea che starebbe prendendo corpo in via Nazionale, dove si studia una proposta che potrebbe essere fatta propria da alcuni parlamentari di maggioranza alla ripresa, al Senato, del dibattito sulla legge di riforma del risparmio.
Nel parere espresso nel maggio 2004, durante la caldissima discussione sul provvedimento, la Bce aveva chiarito che una revoca ex lege del governatore di Bankitalia non è «conforme» allo statuto del Sistema europeo di banche centrali. Francoforte sollecitava la scelta di un «regime transitorio» compatibile con le norme europee: in pratica, una sorta di atterraggio morbido verso il mandato a termine.
Alla proposta starebbero lavorando l’ex avvocato generale della banca Vincenzo Catapano e il braccio destro del governatore, Angelo De Mattia. Ma è impossibile prevedere oggi se Antonio Fazio parlerà davvero di questo argomento alla prossima riunione del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr), convocato per il 26 agosto prossimo. La discussione, secondo l’indicazione data dal Consiglio dei ministri, dovrebbe essere centrata sulle operazioni, Bpi-Antonveneta e Unipol-Bnl, che hanno animato questa torrida estate bancaria. La questione del mandato potrebbe anche essere legata ad eventuali accordi per un’uscita onorevole del governatore, che guida la banca centrale italiana da oltre dodici anni.
Nelle discussioni ancora informali di mezz’agosto starebbe prevalendo, almeno all’interno della maggioranza, la scelta interna: i consensi si stanno coagulando intorno a Vincenzo Desario, attuale direttore generale di Bankitalia, che potrebbe diventare un governatore di transizione. Desario, che ha a lungo guidato la Vigilanza, sarebbe l’uomo giusto per rimettere in sesto il settore, scosso della ultime vicende. Poi, a un eventuale innesto esterno - come avvenne nel caso di Guido Carli - sarebbe destinata la direzione generale. Questo scenario presuppone le dimissioni di Fazio, che sono tutt’altro che scontate. Nonostante il centrosinistra continui nel suo fortissimo pressing, il governatore rimane convinto d’aver operato nel pieno rispetto della legalità. L’eventuale uscita da palazzo Koch sarebbe motivata solo dalla preoccupazione per le ripercussioni di una polemica troppo lunga e virulenta sulla reputazione e la stabilità della banca centrale. E, comunque, Fazio vorrà dire la sua nella scelta del successore.
L’esito di questa battaglia d’estate è incerto: molto dipenderà dall’andamento del dibattito politico, e molto dalle prossime mosse della magistratura. Sul primo fronte, ieri s’è registrato un intervento del ministro dell’Ambiente Altero Matteoli (An): «Credo che il governatore debba assumersi le proprie responsabilità - osserva -: se Fazio ha la coscienza a posto, allora lo dica con forza, magari proprio in occasione del Cicr. Altrimenti, se ritiene di essere andato oltre il suo ruolo, tragga le logiche conseguenze».