Le banlieue francesi riprendono a bruciare

De Villepin invoca punizioni esemplari, ma il giudice rilascia un tredicenne sospetto che era stato fermato

Alberto Toscano

da Parigi

La Francia brucia di nuovo. Per adesso sono gli autobus pubblici a essere incendiati: quattro in altrettanti giorni, nella regione parigina. Due nella notte tra mercoledì e ieri. Lo scenario è ormai abituale: un gruppo di teppisti blocca un mezzo pubblico, fa scendere i passeggeri, versa benzina all’interno e dà fuoco al tutto. Stavolta si è rischiato il peggio perché le bande di giovanissimi delinquenti (tra cui dodicenni e tredicenni) hanno «dimenticato» di far scendere i passeggeri. Alcuni sono riusciti ad allontanarsi, ma un uomo è rimasto intrappolato nel mezzo pubblico diventato una torcia. Per fortuna l’uomo è riuscito a rompere il vetro di un finestrino e a salvarsi.
La situazione è molto seria, come aveva previsto un rapporto segreto dei Renseignements généraux, la Digos d’Oltralpe, reso pubblico all’inizio di questa settimana dal Figaro e già descritto su queste colonne. È passato un anno esatto dall’inizio della rivolta delle periferie urbane francesi, cominciata con la morte a Clichy-sous-Bois, la località della regione parigina soprannominata poi «Clichy-sous-bombe», di due adolescenti che cercavano di sfuggire alla polizia. Credendosi inseguiti, i ragazzi si sono rifugiati in una centralina elettrica: due hanno perso la vita fulminati e un terzo è finito in ospedale. Quest’ultimo ha sempre proclamato l’innocenza del terzetto - che, secondo la polizia, era coinvolto in un tentativo di furto - ma è stato poi fermato durante altri incidenti con le forze dell’ordine.
La banlieue parigina è sterminata, perché la capitale francese è in realtà una «piccola» città di poco più di due milioni di abitanti. Il resto della regione parigina (che conta 11 milioni di persone) è composto dai comuni della banlieue, divisi in zone residenziali, autentiche città giardino come Maisons-Laffitte, e in «zone sfavorite», ossia in quartieri dormitorio come quelli di Sartrouville (a pochi chilometri da Maisons-Laffitte), in cui la polizia evita di mettere il naso, la popolazione di origine africana è numerosa, la disoccupazione è elevatissima e nessuno riesce a ripristinare realmente l’autorità dello Stato.
Oggi in Francia la disoccupazione maschile è dell’8,8%, ma nella banlieue «sfavorita» di Parigi e delle altre principali città è del 19,3 per cento. Le cifre per la disoccupazione femminile sono ancor più clamorose: 10,7 per cento nel Paese e 22,4% nelle borgate di periferia.
Il ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy ha definito l’anno scorso «feccia» le bande di teppisti e ha promesso di ripulire la banlieue usando l’idrante. Quelle parole, pronunciate dopo gravissime aggressioni dei delinquenti a spese di persone innocue, sono state prese a pretesto dai protagonisti delle violenze di un anno fa, quando decine di migliaia di auto furono date alle fiamme nottetempo nelle periferie urbane di tutta la Francia. Ci furono anche tre vittime, tra cui un pensionato che trascorreva la notte a difesa della propria vettura parcheggiata in strada e che fu percosso a morte dai teppisti. Adesso il timore è la ripresa delle violenze su larga scala.
Se Sarkozy continua a insistere sul fatto che la legalità della République française deve essere ripristinata a tutti i costi nelle periferie urbane, il primo ministro Dominique de Villepin sembra alternare il bastone e la carota. Ieri, vista la gravità degli incidenti della notte precedente, non poteva che essere il giorno del bastone. Il primo ministro ha detto che «i responsabili di questi atti devono essere assolutamente consegnati alla giustizia», e ha espresso la speranza che essi possano ricevere «una punizione esemplare». Ma molti si chiedono di quale punizione possa trattarsi se i teppisti sono minorenni. Dopo l’incendio, domenica scorsa, del primo autobus, la polizia ha fermato due dei presunti colpevoli, ma uno è stato subito rimesso in libertà dal magistrato a causa dell’età: tredici anni.
La situazione è tanto più pericolosa perché le violenze urbane rischiano di estendersi alle altre aree del Paese. Ieri - pessimo segnale - un autobus in sosta è stato incendiato nella zona di Lione, in un’area in cui sono attivi gruppi di integralisti religiosi islamici.