Banlieue più calme, ma il governo non fa sconti

Approvato l’annunciato prolungamento di tre mesi dello stato di emergenza. Già avviate le espulsioni di dieci stranieri

Alberto Toscano

da Parigi

«Le cifre parlano da sole», dice in Parlamento il primo ministro Dominique de Villepin nell'aprire il dibattito sul prolungamento di tre mesi dello stato d'emergenza. Poi fa l'elenco di quelle cifre maledette della rivolta esplosa lo scorso 27 ottobre nelle periferie urbane francesi: «8.500 automobili date alle fiamme, un centinaio di edifici pubblici distrutti e altrettante industrie private rese inservibili dagli incendi dolosi, 125 poliziotti feriti, 2.800 persone fermate di cui 600 in prigione». Sembra il bilancio di una guerra, a cui va aggiunta una vittima e forse un'altra ancora. Certamente un pensionato è stato assassinato dalle botte dei giovanissimi teppisti di periferia, ma ieri è morta a Nizza un'altra persona, che era in coma da vari giorni essendo stata colpita da un oggetto (un «peso» per allenamenti sportivi) caduto da una finestra del quindicesimo piano in una zona in cui si erano verificati incidenti. Non è esclusa la tesi di un atto teppistico diretto contro le forze dell'ordine.
Adesso che le ostilità sono finalmente diventate meno intense, il primo ministro promette «rapidi indennizzi» a tutte le persone colpite da questa assurda e violentissima rivolta. Il superministro dell'Economia Thierry Breton sta esercitando forti pressioni sulle compagnie d'assicurazioni perché le auto distrutte dagli incendi vengano indennizzate in tempi brevi e senza alcuna forma di franchigia.
Sempre ieri in Parlamento il ministro dell'Interno Nicolas Sarkozy ha detto che il prolungamento dello stato d'emergenza (tre mesi dopo i primi dodici giorni, che il governo aveva facoltà di decidere senza bisogno di un voto di deputati e senatori) «è un atto necessario alla luce di tensioni che continuano a essere presenti nel Paese». Parole che fanno giustizia delle tesi - rilanciate da alcuni media transalpini - secondo cui la rivolta delle banlieue appartiene ormai al passato. Sarkozy ha aggiunto che «il governo applicherà l'emergenza dando prova di senso della misura» e ha poi lanciato una frase al vetriolo: «Il tempo delle esitazioni è finito; quello dell'impunità anche». Subito dopo, l’annuncio che le procedure per le prime dieci espulsioni di stranieri coinvolti nei disordini sono state avviate.
La legge che prolunga di tre mesi lo stato d'emergenza entrerà in vigore lunedì prossimo. La sua approvazione è avvenuta ieri sera in Parlamento con i soli voti contrari di socialisti, comunisti e verdi.
Un caso a parte è quello dell'estrema destra del Front national di Jean-Marie Le Pen, che non dispone di rappresentanti al Parlamento, ma che ha scelto di affidare alle piazze la propria protesta contro il governo (accusato di «compiacenze» nei confronti degli immigrati): «Chi non ama la Francia non merita di rimanervi», ha detto Le Pen in un discorso ai suoi fedeli. Di ben diverso tono i commenti rilasciati da Villepin, che in mattinata ha visitato i quartieri più caldi di Aulnay-sous-Bois, una delle città-dormitorio della regione parigina da cui è partita la rivolta. Il primo ministro ha promesso aiuti economici, interventi sociali e un alloggio dignitoso per tutti. Adesso Aulnay è tranquilla, ma il fuoco della rivolta continua a manifestarsi in altre parti della Francia: soprattutto nelle aree di Lione e di Tolosa.