"Bar, ristoranti, negozi e farmacie città aperta dopo mezzanotte"

Stop ai quartieri dormitorio. Comune e commercianti uniti per rilanciare la città anche di notte: "No
all’intolleranza verso i giovani". Un vademecum per i locali

Milano città aperta, anche dopo mezzanotte. «After midnight», per dirla all’inglese, è l’operazione con cui Comune e Unione del commercio vogliono rilanciare non tanto la movida selvaggia quanto l’offerta di servizi - bar, pizzerie, ristoranti, ma anche farmacie e perché no negozi - aperti fino alle ore piccole. «Quando ero ragazzino trovare luoghi dove andare a mangiare dopo il cinema era molto semplice - ammette l’assessore ai Grandi eventi Giovanni Terzi -, adesso sono pochi. C’è una cultura dell’intolleranza che fa a pugni con le esigenze dei giovani». Basta «alla città dormitorio e al “coprifuoco“, la sera tardi sotto i portici del Duomo è tutto chiuso». Punta il dito contro le eccessive proteste dei comitati («una residente ha fatto ricorso contro i concerti a San Siro, quelli in piazzetta Reale, all’Arena e altro ancora»), e con il Silb Milano (l’associazione dei locali da ballo) risponde alle accuse con un codice etico che sarà pronto entro una quarantina di giorni. Tre i punti di forza su cui i gestori promettono autoregolamentazione: lotta al degrado ambientale, nel rispetto della quiete pubblica; contrasto all’abuso di alcol e droga; la sicurezza igienico-ambientale. Linee guida che si tradurranno in iniziative ad hoc.
In prospettiva, sfruttando anche il piano di governo del territorio che il Comune sta scrivendo, «dobbiamo pensare a vere e proprie strade del divertimento - sostiene Terzi -, senza pensare solo a discoteche e pub, quanto a servizi: vie dove concentrare ristoranti e pizzerie aperti più a lungo. E dobbiamo convincere i locali del centro a tenere aperto per il pubblico dei cinema, anche con forme di incentivi».
«After midnight» inizia con un mese di monitoraggio, per disegnare una mappa dei locali aperti e chiusi la sera (da pubblicizzare) e sarà il punto di partenza per aumentare l’offerta e esaminare le criticità. «Una città che vuol essere internazionale - insiste - deve vivere 24 ore su 24». Concorda il presidente del Silb Rudy Citterio: «Qualcuno vorrebbe trasformare la città in un dormitorio, invece dobbiamo farla rivivere e far capire che l’intrattenimento serale è sicuro e adatto anche per le famiglie, che possono andare al cinema e poi continuare la serata sfruttando i servizi aperti». Da Berlino a Barcellona, «non ci sono problemi a cenare anche tardissimo, a Milano quando una riunione di lavoro si prolunga diventa un problema». Sono circa 300-350 - il 15-20% del totale - i locali dove cenare tardi in città, conferma il presidente dell’Epam Franco Zini: «Nel rispetto delle regole, va promossa l’apertura serale, anche contro la microcriminalità». E se la strada degli incentivi è più difficile «almeno i locali non vengano tartassati dai vigili».