Il bar snobba Cameron: è l’Italia castiga-vip

Ma non c’era un grosso feeling tra la Toscana e gli inglesi? Eppure domenica scorsa a Montevarchi, in Valdarno, a ridosso del Chiantishire, le cose sono girate maluccio tra la regione di Dante e il «regno di piogge» di shakespeariana memoria. Per carità: tutti gli ambasciatori sono ancora al loro posto, nessuno li ha ritirati per irrimediabile incidente diplomatico. Ma nell’aria - e sui mass media - è rimasta una leggera stizza.
È andata così: il premier britannico David Cameron - insieme alla moglie Samantha e a un assistente - si è recato al caffè Dolcenero e ha chiesto due cappuccini e un espresso. La cameriera - che non segue da vicino le cronache politiche internazionali (usanza, o virtù, molto italica) e che non ha riconosciuto Cameron - ha messo le consumazioni sul banco e ha risposto qualcosa come: «Non c’ho tempo, se li porti al tavolo lei». Flemmatico come da tradizione british, Cameron si è fatto il servizio da solo. «Soltanto più tardi - ha detto la ventisettenne cameriera Francesca Ariani - mi hanno detto di chi si trattava. Sono imbarazzata». E senza mancia. Cameron, infatti, pagando il conto di tre euro e dieci centesimi con una banconota da cinquanta, si è guardato bene dal lasciare un extra per l’inattesa e forse un po’ scortese lezione di uguaglianza tra classi sociali.
Non è la prima volta che un vip viene trattato da persona comune, nel bene come nel male. Tre anni fa a Forte dei Marmi lo yacht Grand Bleu di Roman Abramovic era ormeggiato al largo. Il miliardario russo aveva l’acquolina in bocca e smaniava di sbarcare a terra per una cena al Bistrot di David Vaiani. Parte l’ordine di Abramovic alla servitù: «Telefonate e prenotate per otto». Risposta del maître all’altro capo del filo: «Ci spiace, ristorante completo. Riprovi domani». Ferito nel narcisismo (anche i russi, nonostante gli strali di Dostojevski, ne sono affetti), Abramovic preferì levare le ancore e fare rotta verso la Sardegna.
«Senza sconti» pure la multa al calciatore Samuel Eto’o, che a marzo scorso parcheggiò il Suv in modo azzardato in centro Milano. Una vigilessa gli appioppò una multa di 38 euro, che a ben guardare, per Eto’o, non sarebbero poi molti. Tuttavia partì la sceneggiata: suppliche a mani giunte da parte del calciatore (circolano ancora le foto) e occhi imploranti. L’inflessibile vigilessa (che poi riceverà per questo i complimenti di Letizia Moratti) non gli abbuona un centesimo.
Ancora più intransigenti i carabinieri che tempo fa fermarono un Aida Yespica, all’epoca soubrette del Bagaglino, con 1,67 grammi di alcol per litro di sangue (la legge impone 0,5). Prima ancora di scendere dal Range Rover la showgirl fece partire il canonico «Lei non sa chi sono io!», ma non c’è stato verso: automobile sequestrata e patente ritirata. Denuncia per resistenza a pubblico ufficiale, invece, per l’ex attaccante laziale Paolo Di Canio, fermato per controlli mentre stava imbarcando il suo Mercedes per l’Isola del Giglio: «Vi faccio trasferire!» urlò contro i carabinieri, «Chiamo grossi nomi a Roma!», «Occupatevi dei brigatisti!». Tutto inutile. Il traghetto partì senza Di Canio, trattenuto in caserma. A questo proposito se la vide bella persino un celebre cantante, che non venne riconosciuto subito dalla polizia di Long Branch, New Jersey. Stava sbirciando una casa in vendita quando fu fermato per accertamenti («Barbone in atteggiamenti sospetti») e condotto fino all’albergo dove teneva i documenti d’identità. Era Bob Dylan.