AL «BAR STADIO» CHIACCHIERE INUTILI

Il titolo Bar stadio (lunedì alle 23 su Paramount Comedy, canale 115 della piattaforma Sky), fa il verso all'istituto nazional popolare del «bar sport» che negli ultimi anni è diventato un genere televisivo propagatosi velocemente dalle costole del Processo di Biscardi alle più sperdute piattaforme televisive della nostra penisola. Non c'è rete, seppur piccola, che ormai non abbia in palinsesto il suo «bar sport» in cui dare sfogo alle chiacchiere in libertà lungo tutto il corso della settimana, estate compresa. Il calcio parlato è una disciplina spesso più divertente del calcio giocato, e gli studi televisivi che lo ospitano diventano delle sitcom con tanto di personaggi da commedia destinati a dividere il pubblico. La domanda che non si è posto chi ha concepito Bar stadio nasce consequenziale: ha senso proporre, il lunedì sera, una sorta di «eravamo quattro amici al bar» con comici professionisti o quasi (l'interista Bebo Storti, il romanista Alessandro Di Carlo, lo juventino Max Pisu e il milanista Ugo Conti) e dei testi scritti (si fa per dire) preparati dopo che si sono svolte le partite della domenica, sperando di far meglio delle sitcom improvvisate ma assai più realistiche che vanno in onda su qualsiasi altra rete pubblica o privata? La risposta è pleonastica: non ha molto senso. Anche perché si scopre assai presto, fin dalle prime inquadrature e dalle prime schermaglie tra gli amici-tifosi, che Bebo Storti e compagnia non valgono la metà di un Franco Melli, di un Elio Corno, di un Tiziano Crudeli. Almeno nel contesto sportivo, alle prese con la materia calcistica. E si scopre che il copione, se proprio lo vogliamo chiamare in questo modo, risulta forzatamente e inutilmente sguaiato (nell'illusione di aderire all'atmosfera ruspante dei bar sport) da non poter nemmeno lontanamente competere con le trasmissioni di calcio parlato in cui si recita a braccio e con accenti che al confronto sembrano quasi eterei, surreali. Se si voleva copiare il fortunato filone tv dei bar sport bastava prendere esempio dalle tante sitcom senza copyright in onda nell'etere nazionale, rifacendosi alle compagnie stabili di calcio parlato in cui la goliardia ruspante e arruffona non ha bisogno di essere preparata a tavolino. Se invece ci si voleva distinguere con un'operazione diversa bisognava essere capaci di volare alto, e preparare dei testi umoristicamente e provocatoriamente raffinati, proprio per dissociarsi dalla retorica inflazionata del bar sport. Un'ultima annotazione: si legge su Internet che su questo programma la produzione ha investito un milione di euro. Ma allora quanto dovrebbero dare a Melli, Corno e compagnia?