Bara, libri e buffet Funeral party per Carlo Fruttero

Voleva una festa e una festa ha avuto. Anzi, per la precisione un «funeral party», come in quel vecchio film nel quale l’ultimo saluto al caro estinto, si trasformò in un banchetto goliardico, intriso di humour nero. Carlo Fruttero, scrittore torinese, morto qualche giorno fa a 86 anni, sognava per la sua dipartita un allegro ricevimento nel giardino della sua villa di Roccamare, a Castiglione della Pescaia (Grosseto), dove ha vissuto gli ultimi anni e dove l’ex sindaco, Monica Faenzi (Pdl), gli conferì la cittadinanza onoraria, il 19 settembre 2010. Ma vista la stagione fredda nella quale ha deciso di andarsene, l’attuale amministrazione comunale (che fino a un anno fa non sapeva nemmeno chi fosse Fruttero...) ha messo a disposizione la biblioteca civica, per una cerimonia laica e un brindisi.
La «festa d’addio» a Fruttero è avvenuta così, in compagnia di alcuni dei suoi ultimi amici (fra i quali il presentatore Fabio Fazio e Ernesto Ferrero, direttore della fiera internazionale del libro di Torino), in mezzo ai suoi amati libri, disseminati tutti intorno alla bara chiara di frassino, sulla quale sono stati appoggiati i suoi occhiali, un pacchetto delle sue inseparabili sigarette Turmac e un pacchetto di fiammiferi da cucina. Accanto a lui c’erano una trentina di copie di Pinocchio, una copia dei Promessi sposi e un’edizione delle Fiabe italiane dell’amico Calvino, vicino al quale è stato tumulato nel cimitero del paese.
Forse però, fra tutti quei volumi, ce n’era uno di troppo. Proprio alla base del feretro, infatti, spiccava in bella vista, un libro sulla storia di Che Guevara. Lui che dal comunismo non fu mai tentato («Il mio unico empito comunitario è stato il tifo per la Juventus», amava dire), anche quando Calvino voleva trascinarcelo per forza, alla fine della sua lunga vita gli è toccato anche questo. Ora che è morto, l’attuale giunta di sinistra, ha tentato anche nell’impresa di far passare Fruttero per un comunista.