Barack corteggia i ceti medi copiando i programmi di Hillary e dei repubblicani

Poche le idee originali nel nuovo pacchetto democratico per l’economia Proposta una moratoria sui mutui

Il tono è giusto, calmo, rassicurante, presidenziale. L’obiettivo anche: Barack Obama si rivolge alla classe media che rischia di pagare il prezzo più alto del terremoto finanziario che dopo aver toccato Wall Street investirà Main Street, ovvero l’economia reale. Il senatore dell’Illinois ha finalmente annunciato il suo piano contro la crisi, che in realtà si riduce a quattro misure.
Una moratoria di novanta giorni sul pagamento del mutuo per i contribuenti in difficoltà che rischiano i pignoramenti delle case; uno sgravio fiscale di 3000 dollari alle aziende per ogni posto creato; la possibilità di ritirare somme fino al 15% dal proprio fondo pensione, senza penalità; la creazione di un ente federale per finanziare collettività locali in difficoltà per la contrazione delle tasse.
Misure finalmente concrete, che costeranno almeno 60 miliardi di dollari e che non brillano per originalità. Il piano sui mutui era stato proposto da Hillary Clinton lo scorso febbraio durante le primarie, ma all’epoca Obama lo aveva stroncato senza mezzi termini; nel frattempo, evidentemente, si è ricreduto. Anche il prelievo anticipato di parte della pensione non è farina del suo sacco: è un’idea del suo rivale John McCain, come onestamente lo stesso candidato democratico ha riconosciuto. Le idee davvero nuove sono solo due.
La parte migliore del suo discorso è quella che riguarda l’analisi complessiva della realtà economica americana: «Gli amministratori delegati sono diventati avidi, i politici hanno speso soldi che non avevano, gli immobiliaristi e le banche hanno spinto la gente a comprare case costose anche quando chiaramente non potevano permetterselo. Abbiamo vissuto nell’era del denaro facile, durante la quale siamo stati incoraggiati a spendere senza limiti, a indebitarci anziché risparmiare». Obama riconosce che «per molta gente questa non è stata una scelta, ma una necessità per sopravvivere, così come il governo americano è stato costretto a rivolgersi alla Cina e ad altri Paesi per finanziare il deficit. Ora sappiamo quanto tutto ciò può essere pericoloso. Una volta risolta l’emergenza, dovremo rompere il ciclo del debito».
Come, il candidato nero non lo spiega, non ancora perlomeno; ma ha finalmente alzato la testa ampliando l’orizzonte oltre la contingenza. Nessuno questa volta potrà accusarlo di ignorare le questioni che più stanno a cuore agli elettori di un Paese che ha temuto di rivivere l’era infausta della Grande depressione.
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