Barack si arrende: «Ora dovrò lavorare con i miei avversari»

WashingtonBarack Obama ieri a metà giornata, quando non erano ancora terminato lo spoglio delle schede, aveva già la certezza d’aver perso undici governatori, 72 deputati e otto senatori. Così, il presidente americano ha affrontato i repubblicani con il ramoscello d’ulivo in mano.
Obama, durante una conferenza stampa, ha riconosciuto d’aver preso una solenne battuta, è apparso serio, ha rivelato d’aver riflettuto molto. «Farò meglio - ha annunciato - mi sento responsabile per quei politici che hanno seguito la mia linea e sono stati mandati a casa dagli elettori». Dopo una nottata in cui, secondo Politico.com, i consiglieri della Casa Bianca non hanno rilasciato dichiarazioni sul voto, il presidente ha voluto essere fra i primi a commentare l’esito delle elezioni di metà mandato che rappresentano l’inizio della campagna elettorale per le presidenziali del 2012. Obama ha promesso di tenere conto del messaggio degli elettori e ha gettato le basi per gestire un Congresso spaccato in due. «Nessun partito - ha detto - ha il monopolio della saggezza - voglio coinvolgere democratici e repubblicani in un onesto dibattito. Sono sicuro che c’è speranza per progredire con educazione e migliorare la situazione». I leader repubblicani, occupati a cantare vittoria, non sono entusiasti di collaborare con la Casa Bianca. Il capo della minoranza al Senato, Mitch McConnell, non ha esitato ad annunciare che la sua priorità nel prossimi mesi sarà quella di precludere la possibilità di una rielezione di Obama nel 2012.
I commenti della notte, quando la speaker della Camera Nancy Pelosi ha confermato d’aver perso l’incarico e ha chiesto ai repubblicani di poter lavorare insieme per il bene del Paese, sono stati più che altro ironici. Tutti, dagli opinionisti ai politici, non si sono lasciati scappare commenti su come i democratici in questi due anni non abbiano fatto molti sforzi per ascoltare il parere dei repubblicani in minoranza.
Il presidente ieri ha insistito sulla necessità di collaborare con il partito repubblicano per migliorare l’economia e creare nuovi posti di lavoro. «Ho ereditato un deficit - ha spiegato - che occorre ridurre, ma per farlo non dobbiamo tagliare i fondi per l’educazione e meno che mai quelli per la ricerca e lo sviluppo». Non è possibile, ha poi aggiunto, che la Cina abbia un sistema ferroviario migliore del nostro.
A chi gli ha chiesto come si sentisse dopo la perdita dei seggi, il presidente ha risposto: «Male». È triste - ha poi aggiunto - vedere funzionari che non hanno più il posto perché hanno votato per leggi che credevano utili anche se impopolari. Mi spiace di vederli partire anche se mi hanno cortesemente assicurato di non avere rimpianti.
Nel fare il punto della situazione per spiegare il malcontento dimostrato dal voto, ha poi spiegato d’essere arrivato alla Casa Bianca quando l’economia era in caduta libera e d’averla stabilizzata. «Non andiamo in retromarcia - ha detto - ma adesso dobbiamo lavorare insieme per andare avanti. Non basta tagliare la tasse per espandere l’economia».