Baratta, re Mida dei sindacati: "Un caso i miei 345mila euro"

Il segretario confederale della Cisl ha denunciato il reddito più alto del 2005: "È stato per un periodo limitato. E lavoro 13 ore al giorno..."

da Roma

Ancora liste dei redditi. E, questa volta, a finire nel mirino di Italia Oggi - il quotidiano economico che ha scoperto i redditi on line - sono stati i sindacalisti. Il più ricco risulta un cavallo di razza della Cisl: Giovanni Battista Baratta, attualmente segretario confederale della confederazione con delega alle Politiche contrattuali e Pubblico impiego. Nel 2005 - anno al quale si riferiscono i redditi on line - era segretario generale della federazione del commercio e turismo e guadagnò 345.341 euro. Subito dopo un uomo Uil, Rocco Caranante, con 284.853 euro all’anno. Terza Renata Polverini, segretario generale dell’Ugl con 140mila euro 586. Quarto un altro segretario generale: Luigi Angeletti, con 112.278 euro. A distanza Raffaele Bonanni, leader della Cisl il cui reddito si ferma a 71.593 euro all’anno. Ma allora non era ancora il segretario generale della Cisl. Alla guida del sindacato cattolico nel 2005 c’era Savino Pezzotta, reddito 93.900 euro. Guglielmo Epifani, non pervenuto. Ma torniamo a Baratta.
Segretario, uno stipendio da 345mila euro non è un po’ troppo alto per un sindacalista?
«È stata una situazione limitata nel tempo. Nel 2005 ero segretario della federazione del commercio e del turismo e quindi ricoprivo anche la carica di consigliere di amministrazione in alcune società».
Cariche alle quali si accede automaticamente quando si diventa il leader di quella federazione sindacale?
«Sì».
Quindi sono comunque soldi presi in quanto sindacalista?
«Aspetti. Intanto su quei soldi ho pagato tutte le tasse».
E di questo, siamo grati a lei e a tutti quelli che ricoprono le prime posizioni nelle liste di Visco...
«Infatti mi stupisco che quello che dovrebbe essere il principale vanto per un cittadino sia diventata una colpa. Ma, a parte questo, c’è da dire che più della metà di quella somma è stata poi devoluta alla federazione di categoria, come prevedono i regolamenti del nostro sindacato. E come può confermare la mia categoria».
Rimangono più di 100mila euro. Comunque una somma alta per un sindacalista...
«Se si leva la retribuzione da segretario (tra 60 e i 90mila mila euro, ndr) si vede che non stiamo parlando di somme che fanno scandalo, considerando che stiamo parlando del primo dirigente di una grande organizzazione. Sono comunque somme bassissime se si paragonano a quelle delle imprese pubbliche e private».
Oggi lei è segretario confederale. Ha ancora quel reddito?
«No mi è rimasto solo il reddito da segretario. Guadagno molto meno. Comunque sono un sindacalista che lavora tredici ore al giorno e fa il suo lavoro il più seriamente possibile. Poi i sindacalisti si devono confrontare con una controparte che magari guadagna cinquanta volte di più. Anche rispetto al mio reddito di quegli anni che fu appunto eccezionale. Ognuno deve essere retribuito in proporzionale alla sua professionalità».
Viste le frequentazioni, la dimestichezza con gli affari economici, non vi viene la tentazione di fare il salto e diventare amministratori nelle aziende private?
«Molti lo fanno. Io ho avuto tante proposte nel corso della mia vita, ma ho rifiutato. Se avessi fatto un mestiere diverso dal sindacalista forse avrei accettato, ma quello che faccio mi piace. E questa è una fortuna alla quale non ho mai voluto rinunciare. Nemmeno quando guadagnavo un milione di lire al mese».