Barbara Berlusconi, nel futuro anche l’arte

Sapete sferruzzare? Anzi, visto che l'attività è stata ampiamente sdoganata dai divi di Hollywood, siete anche voi dei knit-addicted, ovvero ossessionati dal lavoro a maglia? Se la ritenete un'attività quasi filosofica, un modo per fermare il tempo e riannodare le fila della vostra esistenza, «Dritto Rovescio. Fili intrecciati tra arte, design e creatività di massa», appena aperta al Triennale Design Museum di viale Alemagna(fino al 29 marzo), è la mostra che fa per voi. Se invece non sapete nemmeno com'è fatto un gomitolo, resterete a bocca aperta: lavorare a maglia è una vera e propria forma d'arte, non solo una moda. È vero: i knitter (dall'inglese to knit, lavorare a maglia) sono sempre di più, specie a Milano, e lo scorso anno si radunavano settimanalmente (tra loro celebri appassionati come La Pina di Radio Deejay) al caffè della Triennale. Il Design Museum, forte del successo dell'esperienza ma senza limitarsi a essa, ha deciso di organizzare una coloratissima mostra che mescolasse video, installazioni, fotografie, sculture, pezzi d'arredamento, abiti. Fil rouge dell'allestimento, si perdoni il gioco di parole, è il filo: la tela come metafora del tempo, come simbolo delle relazioni (non a caso gli amanti di knitting si ritrovano e scambiano informazioni in Rete) e delle infinte trame della vita. In un percorso curato da Silvana Annichiarico assieme al gruppo Do-knit-yourself che raduna docenti e studenti della Naba, la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (che hanno intrecciato fili colorati anche nei cancelli di parco Sempione), troviamo la «Superelastica Chair» di Mario Zanuso, i suggestivi ritratti di uomini con maschere all'uncinetto firmati da Aldo Lanzini, i libri ricamati di Maria Lai, il lavoro dell'israeliana Anila Rubiku che ha realizzato con alcune religiose etiopi delle scatole cinesi ricamate con disegni ispirati a I modi, testo erotico rinascimentale di Pietro Aretino. Ci sono altri lavori simbolici, come l'enorme abito in maglia rossa (Israeli whispers) di Nelly Agassi e la performance della studentessa milanese Geny Iorio che ha intessuto al tombolo, secondo un'antica usanza campana, i suoi capelli tagliati. L'opera più suggestiva è la video-installazione «Lies, lies, lies... », di Emily Hermant che riflette sul tema della bugia quale ricamo e abbellimento della realtà: il presidente della Triennale Davide Rampello ne ha caldeggiato l'acquisto per la collezione del futuro Museo d'arte contemporanea di Milano.