Barbareschi: «Gentiloni è paleozoico»

da Roma

Tutto nasce da una spiacevole indagine. Informatosi sul giorno in cui, nella prossima stagione, Raidue manderà in onda la sua nuova fiction (il giallo esoterico Zodiaco) un produttore scopre che la rete pubblica non l'ha programmata affatto. «Non solo: non ha deciso neppure quando trasmettere un'altra mia serie, Nebbie e delitti 2, oltre ad altre quattro o cinque fiction non mie, per un totale di 60 milioni di euro. Soldi che, agendo così irresponsabilmente, Raidue si appresta a buttare in fondo a un gabinetto». Fosse stato un altro, la cosa avrebbe provocato generiche proteste. Ma il produttore in questione è Luca Barbareschi, «uno che in trent'anni di carriera non è mai stato zitto» (parole sue). E allora lo sfogo del battagliero attore e regista (da vent'anni anche alla guida della società di produzione Casanova) prorompe a largo raggio. Senza esclusione di colpi.
«È ora di finirla, con la sottomissione a Rai e Mediaset. Dobbiamo ridare dignità ai produttori indipendenti che, come me, ci mettono i soldi, ci mettono le idee, e non hanno alcun diritto sul destino delle opere che creano. Perché solo Endemol o Grundy, e per delle porcherie come i reality, per di più, devono godere degli slot, cioè dell'assoluta garanzia contrattuale sul giorno e l'ora della messa in onda?». Barbareschi ha il terrore che si ripeta «lo scandalo di Giorni di leone 2, che previsto per il Natale 2006 venne anticipato a settembre, quando non c'è neppure il pubblico, e infine sospeso dopo la prima puntata. Risultato: due milioni di euro gettati al vento». (Anche se, a dire la verità, quella fiction fu proprio rifiutata dal pubblico). Quando Barbareschi riesce a parlare col direttore di Raidue, Marano, «questi mi confida che se non riesce a programmare la colpa è di Raiuno e del suo direttore, Del Noce, che pretende di avere la precedenza per i suoi programmi. Per questo da anni si continua a mandare la fiction al venerdì, serata letale per il genere». Perfino Santoro, lamenta Barbareschi, ha più voce in capitolo di lui: «Dovrebbe essere la Rai, a decidere quando programmarlo. Invece lui se lo decide da sé». E il direttore di Raifiction, Saccà, che ne dice? «Lui dà ragione a me. Ma, come si dice a Milano, la ragione si dà ai pirla». Il problema, secondo il vulcanico attore, è che i produttori devono misurarsi «con persone che neppure conoscono il proprio mestiere». Al vertice dell'inadeguatezza sarebbe il ministro Gentiloni in persona: «Un ministro del paleozoico degli audiovisivi». Ma quali soluzioni propone? «Noi produttori dovemmo riunirci in associazione. È ora di alzare la testa. Guerra totale alla Rai. E se i miei colleghi se la fanno sotto, peggio per loro».