BARBARESCHI al Manzoni «Ecco il vero Gattopardo»

«Abbiamo recuperato i documenti ai quali si è ispirato Lampedusa»

Viviana Persiani

«Rappresento una generazione di artisti che sa veramente fare teatro, proponendo al pubblico italiano autentici eventi con la capacità di segnalare un'identità, nel solco della tradizione e della cultura nostrana». Luca Barbareschi torna sulla scena del Teatro Manzoni abbracciando nuovamente la prosa con Il sogno del principe di Salina: l'ultimo Gattopardo, per la regia di Andrea Battistini, «un progetto entusiasmante nel quale anche il Teatro Manzoni, nella persona della signora Walda Foscale, ha creduto».
È il direttore della sala di via Manzoni, Raffaele Zenoni, ad annunciare la partecipazione del teatro nella produzione dello spettacolo, condivisa con la Fondazione Palazzo della Cultura di Latina e Taormina Arte; così, come qualche anno fa fu il dottor Foscale a sostenere la produzione di Amadeus, portata in scena dallo stesso Barbareschi, sotto la direzione di Roman Polanski, la fiducia nei confronti di questi eclettico artista, con lo sguardo sempre rivolto in avanti, si rinnova.
«Il Gattopardo - dichiara Barbareschi - è un lavoro di grande importanza per il mio animo politico e polemico; anzitutto, restituisco al teatro la funzione per la quale è nato, ovvero, quella di stimolare senza dimenticare che con questo testo ho il privilegio di dire, sulla scena, cose nelle quali credo. Si tratta, infatti, di uno spettacolo che mi ha turbato perché racconta di una sconfitta che coincide con la mia personale; quella di un cinquantenne che ha avuto una carriera strepitosa, ma che resta con un sogno che non si realizzerà mai: cambiare il sistema del cinema e del teatro».
Le condizioni della Sicilia del 1860, riassunta dalla celebre frase dell'autore de Il Gattopardo, Tomasi di Lampedusa, «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», rispecchiano la realtà odierna del nostro Paese, governata da un'ipocrisia politica che promuove un cambiamento, senza raccoglierne la responsabilità. Attorniato da un cast di giovani promesse per il teatro, Barbareschi continua la sua invettiva contro la corruzione del sistema: «La Sicilia di allora è come il nostro Paese allo sbando, in balia di predatori, ma ciò che mi ha colpito di questo lavoro è vedere come di fronte al disastro umano e culturale, i siciliani difendono drammaticamente e con strenua passione la loro identità».
Ben lontana dalla trasposizione cinematografica di Luchino Visconti con l'interpretazione di Claudia Cardinale e Burt Lancaster, la lettura di Battistini si è attenuta alle fonti di cronaca dalle quali scaturì il romanzo. «Grazie ad un erede dell'autore de Il Gattopardo - siamo riusciti a recuperare le epistole e i documenti ai quali Tomasi di Lampedusa si è ispirato; quindi, dopo aver compiuto un lavoro drammaturgico sulla base di una documentazione storica inedita, portiamo in scena personaggi realmente vissuti».
Bianca Guaccero, nelle vesti della bella Angelica, figlia del ricco Calogero Sedara e Alfredo Angelici, il garibaldino Tancredi che «cavalca il cavallo vincente» sono solo due dei numerosi giovani nei quali Barbareschi ha investito offrendo freschezza e aria nuova ad una storia tanto vecchia, quanto mai attuale. «È la prima volta che mi affaccio al teatro - racconta Guaccero -. Quando abbiamo debuttato a Taormina ero terrorizzata: il palcoscenico non perdona, ti fa la radiografia. Ho così anch'io sofferto perché il teatro è sofferenza apprezzando questa grande opportunità di crescita»