Il Barbarossa che ipnotizza i malati

Era nel ventre di sua madre quando la 16ª divisione Panzergrenadier Reichsführer, reduce dal massacro di Sant’Anna di Stazzema perpetrato il 12 agosto 1944, requisì il castello di Marzabotto in cui viveva la sua famiglia. Villa Aria diventò il quartier generale delle Ss. I genitori e i nonni scapparono a Bologna, spingendo un carrettino con sopra poche masserizie. Fu la loro salvezza: un mese dopo, su questi contrafforti appenninici non vi era località che non fosse ingombra di cadaveri. Nel giro di 48 ore, il maggiore Walter Reder e i suoi soldati erano riusciti a uccidere 1.836 civili, per lo più mamme con i figlioletti al collo e anziani inermi, catturati in casolari, scuole, chiese e cimiteri. Nella frazione di Casaglia, da dove cominciò la strage, un terzo esatto delle vittime, 50 su 150, erano bambini. Il parroco don Ubaldo Marchioni fu mitragliato sull’altare mentre recitava il rosario con la popolazione atterrita e poi decapitato.
Oggi il professor Riccardo Arone di Bertolino, medico chirurgo specializzato in psicoterapia e ipnosi, ha 61 anni. Nel corso della sua carriera ha avuto a che fare con satanisti, plagiatori, psicotici, rapinatori. Quando nel 1971 tornò a vivere a Villa Aria, cercò di capire quale demone avesse guidato le menti del battaglione comandato da Reder. Ma c’era ben poco da scoprire: «Un quartino di grappa a testa all’alba, a stomaco vuoto, prima di partire per le rappresaglie. Al ritorno cercavano di distrarsi facendo il tiro al bersaglio con i pugnali sulle tele seicentesche». Magari ci fosse stato materiale per una perizia medico-ipnologica. Perfettamente coscienti. Solo un po’ storditi dall’alcol. Del resto, il maggiore Reder si ritenne fino all’ultimo niente più che un onesto falegname al servizio del Terzo Reich: «Quando si pialla, i trucioli cadono», si giustificava.
Sarà per questo che il medico ipnotista preferisce usare come cane da guardia, al posto del pastore tedesco, la capra Clementina («pazza ma simpatica, intelligentissima, in suo onore non ho più mangiato abbacchio») e parlare con i gatti, i cinghiali, le volpi, i tassi, gli istrici. S’intuisce che ha più fiducia negli animali selvatici che negli uomini: «I nazisti si portarono via la collezione di orologi d’oro e quella di armi antiche, la seconda in Italia per importanza. Il resto se lo fregarono i marocchini al seguito delle truppe alleate. Quel poco che vede s’è salvato solo perché era rimasto sotto le macerie dopo i bombardamenti».
Forse Arone di Bertolino ha trovato l’anello di re Salomone sepolto nei dieci ettari del suo parco all’inglese, che ingloba le rovine di Misa, antica civiltà etrusca. Sarebbe un miracolo, perché da questo luogo di sangue finora erano affiorati solo scheletri. «Il conte Giovanni Gozzadini, archeologo, nel 1862 affondò per la prima volta la vanga nella tenuta. Credette d’aver trovato una necropoli. Invece erano i resti della popolazione trucidata dai Galli nell’invasione barbarica del III secolo avanti Cristo».
Il professore ha lo sguardo magnetico e una barba rossa che ormai vira sul bianco. «Ma, come vede, ho gli occhi azzurri, non scuri e profondi come quelli dei plagiatori». Gli Arone di Bertolino sono una delle 300 famiglie nobili di Sicilia. Bertolino era un feudo tra Melfi e Sciacca. «Andava dalla montagna al mare, ci voleva una settimana a cavallo per attraversarlo tutto». Fu acquisito per matrimonio da Domenico Arone, che sposò una discendente di Manfredi, ultimogenito dell’imperatore Federico II, lo Stupor mundi nipote del Barbarossa. Il che spiega l’aspetto normanno del medico bolognese e anche il fatto che ancor oggi molti si rivolgano a lui dandogli chi del barone, chi del marchese, chi del principe di Castelvetrano.
Villa Aria, dove abita con la giornalista Flora Ciacci, sua seconda moglie («la prima scappò con un altro uomo dopo due anni di matrimonio: fu il giorno più bello della mia vita»), prende il nome dall’italianizzazione del cognome svizzero Herren. L’ultima degli Aria, Flora, era la nonna del professore. «Mia madre, andata in sposa a Roberto Arone di Bertolino, si chiama Alma. Suo padre, cioè mio nonno, era un medico di Varese, Riccardo Castelli, internista e anatomopatologo. Siccome i Castelli avevano inquartato nel blasone di famiglia una torre e gli Aria un leone rampante, lui commentava in lombardo: “Torr e leun l’è lo stema dei cuiun”. Lo trovo molto pregnante. La vera nobiltà è quella d’animo».
Nel 1985 il professor Arone di Bertolino ha fondato la Smipi, Società medica italiana di psicoterapia e ipnosi, che ha sede a Casalecchio di Reno (ne è tuttora il presidente), conta 250 soci e tiene corsi di specializzazione, riconosciuti dal ministero dell’Istruzione, per medici, psicologi e odontoiatri. È considerato un luminare nella terapia che consentì al compositore russo Sergej Rachmaninov e al calciatore Ruud Gullit, caduti in depressione, di tornare l’uno a scrivere la partitura del secondo concerto per pianoforte e orchestra e l’altro a fare gol, e a Maria De Filippi di superare lo choc per l’attentato mafioso subìto nel 1993 col marito Maurizio Costanzo.
Perché ha fatto il medico?
«Per seguire le orme di mio nonno. E lo psicoterapeuta perché m’interessava la produzione del cervello umano, che è molto, molto, ma molto più complicata del cervello stesso».
E perché proprio l’ipnotizzatore?
«Ipnotista, prego. Una studentessa che frequentava con me la facoltà di medicina aveva sempre mal di testa. Un giorno la ipnotizzai: ti passa, ti passa... Guarì per sempre dall’emicrania. Ancor oggi mi chiedo come sia potuto accadere. La madre mi ha fatto per anni gli auguri il giorno del mio onomastico in segno di riconoscenza».
Che cos’è l’ipnosi?
«Uno stato mentale naturale che va guidato per ottenere risultati terapeutici. La meditazione yoga o trascendentale è ipnosi. La visualizzazione, cioè il vedere a occhi chiusi, è ipnosi. L’abbiocco sul divano dopo il pranzo in famiglia, in cui il soggetto sente le voci ma non riesce a capire se dorme o se è sveglio, è ipnosi».
È seguace di qualche scuola?
«Quella bertoliniana. Non vorrei apparire immodesto, però mi sono fatto da solo. Sigmund Freud era un cocainomane e una brutta persona. Rovinava i pazienti. La psicoterapia deve guarire, non fare filosofia».
Non ha maestri.
«Mi considero fratello in spirito di Milton Erickson, psichiatra dell’Arizona morto nel 1980, e di Franco Granone, padre dell’ipnosi in Italia. Se davano dell’imbecille e del truffatore a me 30 anni fa, pensi che cosa patì Granone che se n’è andato nel 2000 a 89 anni. E dire che fu proprio lui a smascherare i cosiddetti guaritori filippini che fingevano di operare i pazienti con le sole mani».
Quanto dura l’ipnosi?
«Tre quarti d’ora per seduta».
Il paziente ha gli occhi chiusi o aperti?
«È libero di fare come vuole».
E per risvegliarlo?
«Il professor Granone lo pigliava a schiaffi. Io conto da 1 fino a 3».
L’espressione «a me gli occhi» ha senso?
«Le risponderò in termini scientifici: è una cagata. Se lei guarda fisso qualcosa, non riesce a pensare, va semplicemente in oca, come diciamo a Bologna, cioè entra in uno stato di ipnosi passiva. Mentre l’ipnosi vera è libertà assoluta, qualcosa di molto più sottile e molto più profondo. Non è Topolino, non è Mandrake, non è Woody Allen che ruba nella Maledizione dello scorpione di giada».
Ma lei come fa a ipnotizzare i pazienti?
«È facile. Comincio a parlare: sente com’è comoda la poltrona, ora immagini di vedere... Mia moglie dice: “Lo credo che s’addormentano: sei così noioso!”. Erickson ci metteva otto ore per l’induzione. Io, con i più zucconi, me la sbrigo in 20 minuti. Lo stato di ipnosi profondo è il sonnambulismo, ma terapeuticamente non serve a nulla».
Perché?
«Proprio perché l’individuo rimane sempre cosciente e libero, come ha dimostrato agli inizi del ’900 il medico francese Jean-Martin Charcot. Il quale sperimentò l’ipnosi sulle suore. Se metteva nelle loro mani un sasso rovente, non facevano una piega. Ma se provava a sollevare la tonaca, si ridestavano subito. La trance non può nulla contro le convinzioni morali dell’individuo. Nell’ipnosi non si verifica alcuna crasi fra stato di coscienza e di veglia, c’è una perfetta continuità di consapevolezza».
Allora in che modo diventa terapia?
«In questo stato mentale è possibile riprogrammare. Io guido e il paziente si riprogramma da sé. Dalla nascita fino alla morte, l’individuo viene bombardato di istruzioni. Gli insegnano a farla nel vasino, a mangiare a ore fisse, a comportarsi in un certo modo. Molte istruzioni sono utili, molte altre inutili se non dannose. Vanno riprogrammate le istruzioni sbagliate».
Per esempio?
«L’idea che si pecchi in pensieri, parole, opere e omissioni. Se un individuo ci crede profondamente, emotivamente, si sente sempre in peccato. Qualsiasi cosa faccia o non faccia, si convince che Dio esista solo per punirlo. Così finisce per punirsi da solo».
Ma lei con l’ipnosi dice di guarire le malattie. Quali?
«Sono una guida di montagna. Conosco un po’ le montagne, ma non conosco “quella” montagna. Ogni paziente rappresenta un unicum, è un caso a sé».
I nomi delle malattie, professore.
«Fobie, crisi di panico, depressione, anoressia, onicofagia, alcune psicosi, eczemi, verruche, acne, herpes simplex, condilomi, iperidrosi, ragadi anali».
Com’è possibile cicatrizzare una ragade? Ci vuole il chirurgo.
«Siamo nel campo – spero di pronunciarla esattamente – della psiconeuroendocrinoimmunologia. Con l’ipnosi si ripristinano le risorse dell’organismo. In particolare si rimette in moto una parte del cervello, la neuroipofisi, la quale controlla attraverso i neurormoni l’ipofisi, che attraverso gli ormoni controlla tutto il corpo. Ed ecco che, in un arto fratturato, con l’ipnosi il callo osseo si riforma in un terzo del tempo solitamente necessario».
Guarisce anche i disturbi sessuali?
«La sfera sessuale è la più noiosa: anorgasmia, vaginismo, eiaculatio precox. Ho avuto anche due casi di eiaculatio ritardata. Di quattro ore, in un paziente. Sarà contenta sua moglie, ho cercato d’incoraggiarlo. Invece era disperata, poverina».
E lei quanto c’impiega? A guarire i pazienti, intendo.
«L’ipnosi deve guarire in tempi umani. Il tempo medio va da 6 a 8 mesi, per un totale di 20 sedute. Anni fa una miliardaria di Bologna aveva un eczema alle mani che non le passava con nessun farmaco. “Se riesce a guarirmi, le do 10 milioni”, mi disse. No, guardi, mi paga il mio onorario volta per volta, le risposi. Oh, ’sta disgraziata non è guarita in otto sedute? Ha trasformato la forza che le incasinava la pelle in energia creativa ed è diventata scultrice. Ai vernissage mi presentava come il suo mago Zurlì».
Perché l’ipnosi guarisce soprattutto i disturbi della pelle?
«Quasi sempre usiamo le nostre risorse mentali per complicarci la vita anziché per controllare il corpo. Ho avuto la fortuna di lavorare per qualche anno nella clinica dermatologica dell’ospedale di Bologna e ne ho viste di tutti i colori, letteralmente. La pelle è un sistema di comunicazione. Ti vergogni? Arrossisci. Sei stressato? Ti viene l’alopecia a chiazze. Dieci casi di acne raccontano dieci storie diverse».
L’ipnosi può essere impiegata anche in anestesia?
«In una piccola percentuale di casi. Ma non può sostituirla. L’inconscio è tutto ciò che non è conscio e la ragione ne è la parte più stupida. In qualsiasi stato, anche nel coma più profondo, le orecchie sono aperte e il corpo percepisce. Il medico scozzese James Esdaile nella prima metà dell’800 operò a Calcutta 300 indiani addormentandoli con l’ipnosi. Ma gli orientali hanno una mente diversa dalla nostra e una confidenza antica con le tecniche per guidarla».
Che differenza c’è fra lei e Giucas Casella?
«Abissale. Intanto io non ho mai bazzicato Domenica in. E poi quel signore non pratica ipnosi. Al massimo fa giochi di spiazzamento, che funzionano su un 3-5% di persone suggestionabili. È solo spettacolo. Finge lui, finge il pubblico. Solo in Italia possono andare in onda certi squallidi show. Nei Paesi civili, e parlo del Brasile, ci sono gli agenti di polizia davanti alle aule universitarie dove s’insegna l’ipnosi vera».
Secondo i periti, Annamaria Franzoni uccise il piccolo Samuele durante un «restringimento di coscienza».
«Non esiste la ridotta coscienza di sé. I termini psichiatrici spesso descrivono situazioni viste dal di fuori. Ipotesi senza senso e non dimostrabili».
Sihran Sihran, l’assassino di Robert Kennedy, sorrideva e sembrava sotto ipnosi mentre premeva il grilletto. Sostenne che aveva agito in uno stato d’incoscienza.
«Semmai in uno stato d’esaltazione. Nei giornali parlate spesso di raptus omicida. Ho curato per un anno e mezzo un paziente che temeva di finire suicida a forza di leggere sulla stampa notizie di raptus. Sa qual è la legge fondamentale del cervello umano? Ciò che credo vero per me, è più vero che se fosse vero. Per cui se dipende da me, lo realizzo. Se non dipende da me, interpreto la realtà per farla corrispondere alle mie convinzioni».
Lei s’è occupato anche di ipnorapinatori.
«Me lo chiese una banca di Bologna. Aveva avuto cinque cassieri rapinati da ipnotizzatori che usavano la confusione, la disseminazione e la fissazione, tecniche già codificate da Erickson. I bersagli erano scelti con accuratezza: uno sportello deserto e un solo cassiere».
Come avrebbero potuto difendersi?
«Anche questo mi chiese la banca. Sarebbe bastato un corso di due giorni, 20 cassieri per volta. Gli avrei insegnato ad andare in ipnosi consapevole e quindi a non farsi più fregare. “Ci costano meno le rapine”, fu la conclusione dell’istituto di credito».
È possibile che il suo concittadino Romano Prodi abbia localizzato il luogo della prigionia di Aldo Moro durante una seduta spiritica?
«Vede, da studente universitario ero appassionato di esoterismi. Prima dell’esame di biochimica, mi ritirai a Villa Aria con un compagno di corso a fare il gioco del piattino. Evocammo lo spirito di Lorenzo il Magnifico, che ci dettò i tre argomenti su cui saremmo stati interrogati. Studiammo solo quelli. Risultato: io fui cacciato dal professore in 30 secondi, il mio amico in 29. Per concludere, non credo che una persona falsa possa raccontare qualcosa di vero».
Che differenza c’è fra la coscienza e l’anima?
«Ciò che chiamiamo coscienza, il nostro Io, è qualcosa che s’è formato in questa vita attraverso l’assetto genetico, l’educazione, l’esperienza. Al di là e al di sopra, c’è quella che chiamiamo anima, o spirito, e che è inconscio, totalmente inconscio. Talmente inconscio che, quando si riesce in qualche modo a sfiorarlo, accadono i miracoli. Miracoli veri, grandi. Assolutamente incomprensibili, impossibili, come i miracoli di Lourdes. Alcuni li ho visti con i miei occhi. Persone che sono rinate».
Il diavolo esiste?
«C’è qualcos’altro d’inspiegabile in cui mi capita d’imbattermi: la cattiveria. La maggior parte delle persone non sono cattive, reagiscono con cattiveria per un’educazione sbagliata. Ma ho conosciuto esseri profondamente negativi, perversi. Ho svolto una perizia medico-legale su E., una giovane signora, equilibrata e positiva, che era stata soggiogata con la narcoipnosi da un gruppo di satanisti e trasformata in vittima sacrificale per una messa nera. Sono riuscito a rimuovere i blocchi anamnestici e a farle ricordare le pratiche allucinanti e irriferibili cui l’avevano costretta. Alla fine i responsabili sono stati arrestati e condannati».
Bravo.
«All’inizio della carriera me lo dicevo anch’io: quanto sono bravo. Ora invece mi dico: quanto sono bravi i miei malati. È una scuola di vita. Più capisco e più mi rendo conto di non sapere. Mi sento come Snoopy: adesso che ho trovato tutte le risposte, mi hanno cambiato tutte le domande».
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