Barbe, capelli e creste: calciatori "esagerati"

Football Fanzone stila una classifica delle undici peggiori acconciature nella storia del calcio: da Taribo West a Caniggia, passando per Valderrama. Noi ne abbiamo aggiunto qualcuno<br />

IMMAGINE. Il gioco è sempre divertente. Un po’ perché il calcio se lo vivi così ti fa dimenticare le amarezze della domenica. Un po’ perché le figurine e i ricordi piacciono a tutti. E allora Football Fanzone ha stilato una squadra ideale delle peggiori acconciature nella storia del calcio. Codini, frangette, cotonature, colpi di sole. Un caravanserraglio di fenomeni più meno da baraccone e più o meno da salone di bellezza. Perché il calcio è immagine, e allora divertiamoci.

PORTIERI. Si comincia con il portiere, ruolo per pazzi ed eccentrici. Titolare è David Seaman, ex numero uno di Arsenal e nazionale inglese. Baffo curato da Magnum PI e coda di cavallo da letteronza. Elegante e very stilish, è stato il contraltare britannico del nostro Divin Codino. In panchina potremmo mettere il portiere del Valencia Cañizares, il consumatore più efferato di acqua ossigenata. In vent’anni di carriera nessuno ricorda di averlo visto con un capello marrone: sempre biondo platino come un surfista sperduto tra i pali. In tribuna a giocarsi l’ultimo posto German Burgos (numero uno di Argentina e Atletico Madrid che si è tagliato i capelli per l’ultima volta con Evita Peron ancora viva) e il più bello di tutti: Ronnie Hellstrom, portiere della Svezia negli anni Settanta. Baschetto biondo, basetta aggressiva da chitarrista psichedelico e baffo disordinato. Un idolo almeno quanto Cristiano Lupatelli, che al Chievo giocava tutto rasato e con una barba da pirata siriano. Col numero 10 sulle spalle.

DIFENSORI. La formazione di Football Fanzone comprende nell’ordine le treccine variopinte dell’ex interista Taribo West, il rasta con la fronte più alta della storia; i capelli afro color polenta del portoghese Abel Xavier (uno che si tingeva pure il pizzetto); la criniera fulva e la barba da generale Custer di Alexi Lalas (l’americano ex Padova che ora fa il presidente nei Los Angeles Galaxy di Beckham); il barbone e l’acconciatura da impero sovietico in disfacimento del bulgaro Trifon Ivanov. Ma di fenomeni della barberia ce ne sono tanti. Che dire di Felice Centofanti, scapigliato ai limiti dell’icona rock? E – per restare all’Inter – come scordare le sculture di gel di Tramezzani? Stessa cosa per Ivan Campo, il difensore spagnolo riccioluto che nel Real Madrid faceva sembrare un burbero come Hierro un paggetto di corte. L’oscar però va al El Primo Campesiño (il Cugino di Campagna) Fabricio Coloccini, ex difensore cotonatissimo del Milan attualmente al Newcastle. Un capolavoro della permanente. Al limite dell’oscenità invece l’acconciatura che un altro ex milanista – Christian Ziege – sfoggiò al mondiale coreano: cresta da mohicano con i colori della Germania. E manco era Carnevale. Ultimo ma indimenticabile anche Javier Margas, il cileno in grado di tingersi i capelli di azzurro e granata (claret and blue) quando giocava nel West Ham. Ardito.

ATTACCANTI. Là davanti, tutti dietro a Ronaldo. Il triangolino da perfetto fesso portato senza ombra di ritegno durante il mondiale del 2002 è forse quanto di peggio è mai stato partorito da mente umana. Peggio delle ciocche bionde da tronista del primo Cristiano Ronaldo. Peggio dei riccioli di Voeller, del riporto da competizione di Bobby Charlton. Peggio non sono riusciti a fare neppure quegli infiniti calciatori africani che hanno cominciato a tingersi di biondo seguendo l’esempio di Ibrahim Ba. Neppure Dijbril Cissè, uno che in testa si è fatto ossigenare croci e numeri; neppure Jason Lee, che quando era al Nottingham Forest veniva chiamato Testa d’Ananas. Nessuno meglio di Ronaldo. Quello ha esposto il triangolo, e nessuno può superarlo