Barbino ha ucciso perché non poteva pagare la parcella

«Non avevo i quattromila euro della parcella. Ho chiesto una dilazione per le mie difficoltà economiche, ma l’avvocato non ha voluto sentire ragioni. Allora mi sono portato la vecchia Beretta con due caricatori, però non sapevo che in studio ci fosse anche un suo collega e quando ha cercato di fermarmi ho sparato all’impazzata». Undici i colpi esplosi a distanza ravvicinata, secondo i rilievi dei militari, di cui 5 andati a segno. Uno ha preso la testa di Terracciano, 73 anni, uno il collo dell’avvocato Paolo Salineri, 39 anni, la seconda vittima, tre hanno colpito il figlio del titolare, l’avvocato Marco, 33 anni, salvo per miracolo.
Una lunga notte quella passata nella Procura di Civitavecchia per Santo Barbino, 67 anni. Davanti al pm Margherita Pinto, al colonnello dei carabinieri Giuseppe La Gala e al capitano Mauro Izzo, il duplice omicida di Ladispoli ha confessato spiegando cosa è accaduto nello studio legale dei Terracciano. Del resto a fare il suo nome, poco prima di essere trasferito in ospedale, era stato Marco. «Barbino padre, Barbino padre - ripete l’unico sopravvissuto alla mattanza a un maresciallo della stazione locale dei carabinieri -. È stato Santino il calabrese». Un piccolo imprenditore edile titolare di un’agenzia immobiliare originario di Sinopoli, Reggio Calabria, Santo era stato condannato a risarcire un suo dipendente in una causa di lavoro. Assistito dai Terracciano, in particolare dal giovane Marco, l’uomo da tempo aveva minacciato di fare una follia. Il sindaco Crescenzo Paliotta ha dichiarato il lutto cittadino e annullato i festeggiamenti per il 25 aprile.
Regolarmente denunciata, l’arma è stata recuperata dagli inquirenti e sottoposta a perizia balistiche. A ricostruire l’accaduto fino a tarda notte sono stati i carabinieri del Gruppo Ostia e della compagnia Civitavecchia.
Barbino deve incontrare Francesco Terracciano, avvocato napoletano patrocinante in Cassazione, in passato responsabile provinciale di Fi. Anche il figlio Marco, nonostante la giovane età, è uno stimato professionista tanto da ricoprire incarichi pubblici, in particolare la liquidazione del Consorzio Cerreto per il Comune di Ladispoli e la guida dell’azienda pubblica per il trasporto scolastico. Il nome di Barbino compare tra gli appuntamenti: ore 17 del 23 aprile. Ma lui, il calabrese, si presenta in anticipo di una decina di minuti, tanto che nella stanza di Terracciano padre, c’è una persona che non aveva previsto: l’avvocato Salineri. Appena si presenta Santino estrae l’arma e spara. Salineri si avventa su di lui ma ha la peggio. Marco sente le esplosioni, accorre e si becca tre proiettili di cui uno, al torace, gli buca un polmone. Sanguinante cerca scampo sul pianerottolo. Barbino esce, raggiunge la sua Volkswagen Passat, e si allontana. Fortuna vuole che una praticante, Rossella Pietraforte, sia fuori per una commissione. Inizia la caccia al killer. In serata l’epilogo quando l’uomo si costituisce in commissariato.
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