Barbone a 20 anni per fuggire di casa

Il materasso di cartone è a due piazze. E c’è persino un soffitto. Da chi non ha un tetto il loro potrebbe essere definito un attico. Anche se all’incontrario, visto che ci si arriva scendendo le scale. D’estate è fresco e d’inverno protegge dal gelo. Quasi un lusso, da difendere, a costo di dover usar la forza, nella giungla dei diseredati.
L’attico è l’uscita di sicurezza del cinema Apollo. Piazza Liberty, una fettina del cuore di Milano. Chi passa nemmeno se ne accorge. D’estate è il tanfo a segnalare la loro presenza. Il liquido nella bottiglia di plastica ha il colore del tè ma è qualcos’altro, molto più scatologico. Scatolette di carne vuote, un bricco di vino da pochi soldi e i resti di un assorbente. Mattia ha appena vent’anni, la sua ragazza tre di più. Vivono da barboni, di giorno mentre fanno colletta in metropolitana trascinandosi dietro la loro dolce bastardina li chiameremmo «squatter».
Andò via dalla sua Sardegna quando aveva appena quindici anni Mattia, peregrinando per mezza Italia: Napoli, Roma, Bologna, seguito da una denuncia di scomparsa della sua famiglia. Gente povera che tirava avanti coi seicento euro che il padre portava a casa da bracciante. «Per questo me ne sono andato. Ho lavorato qua e là facendo il giardiniere, il muratore, lo scaricatore. Non vedo l’ora che arrivi la prossima settimana: mi hanno detto che all’Ortomercato cercano gente».
La sua fidanzata, che ha conosciuto un anno fa a un rave-party, tre piercing in faccia e l’aria sbattuta di chi va a «canne», un tempo aveva una casa.
«Vivevamo in via Archimede, avevamo un bel monolocale. Poi ci hanno sbattuto fuori... Ecco perché siamo qui. Ma non siamo barboni».
Accucciata accanto Icnusa, la cagnolina che trattano come una figlia. È preoccupato per lei Mattia, quasi che i lembi strappati del suo futuro dipendano da questa bestiola. «Sai è incinta, tra tre mesi partorirà. E non posso farglielo fare qua fuori, al freddo. Ci serve una casa, se me la danno bene. Sennò sfonderò qualche porta in un qualche palazzo popolare».