Barbone dato alle fiamme mentre dorme su una panchina

RiminiForse la vendetta folle e atroce di qualche pusher con cui la vittima aveva avuto degli screzi perché voleva ripulire dagli spacciatori il «suo» parco, o soltanto il gesto assurdo di uno o più balordi, teppisti per «gioco», per il gusto della violenza fine a se stessa.
Sono queste le ipotesi che i poliziotti della Squadra mobile stanno seguendo per fare luce sulla feroce aggressione che si è consumata ai danni di un clochard di 46 anni, lunedì notte a Rimini. Una aggressione maturata in un contesto di forte emarginazione.
È stata una ragazza che passava sulla via Flaminia a dare l'allarme, a raccontare di avere visto una torcia umana che si dimenava urlando tra gli alberi del viale, un uomo completamente avvolto dalle fiamme. I soccorritori hanno trovato il barbone, molto conosciuto nella zona, coperto di ustioni, in stato confusionale ma ancora cosciente: lui stesso ha detto loro di essersi svegliato sulla panchina coi vestiti in fiamme, ma di non avere visto nessuno. Stava dormendo. Non lontano è stata trovata una tanichetta annerita che conteneva del liquido infiammabile, probabilmente benzina, usato dagli aggressori (o dall'aggressore). La vittima, che ha detto di chiamarsi Andrea Severi e di essere originario di Taranto, è stata trasportata d'urgenza al Centro grandi ustionati di Padova: ha ustioni sul 40% del corpo, è in prognosi riservata ma secondo i medici non sarebbe in pericolo di vita.
Le indagini al momento sono a carico di ignoti. L'uomo, pur cosciente, non sembra voler collaborare. La polizia sta sentendo i molti volontari che avevano avuto in qualche modo a che fare con lui, anche se il clochard, dedito all'alcol, era piuttosto solitario. I volontari che lo conoscevano escludono possa essersi trattato di un gesto di autolesionismo.
«Non mi sembra che possano esserci persone del posto capaci di un atto simile», sostiene però Don Antonio Moro, parroco della chiesa della Colonnella, a due passi dalla panchina teatro dell'aggressione, dove il clochard aveva fatto base da qualche tempo dopo avere frequentato altri luoghi della città. E Rimini si è subito mobilitata. Per questa sera la Diocesi ha organizzato una veglia di preghiera e riflessione: «Si resta davvero sgomenti di fronte al gravissimo fatto avvenuto in città - il commento della Diocesi -. È doveroso denunciare con tutte le forze questo atto di violenza premeditata contro un uomo indifeso». Duro anche il sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli, che ha promesso che il Comune si costituirà parte civile in un eventuale processo: «L'assalto verso una persona debole non è una ragazzata, ma il frutto di azioni criminali permeate da una mentalità profondamente violenta, discriminatoria, intollerante».