È la barca il vero lusso inaffondabile

Dicono che una vacanza in barca a vela sia un sogno cullato dalla metà degli italiani. Beh, provate a chiederlo all'altra metà dopo due weekend di fila passati nella bolgia dantesca di un lido qualsiasi del Belpaese balneare. Vuoi mettere abbandonarsi al ritmo delle onde, piuttosto che degli altoparlanti che sparano l'ultimo tormentone di Rovazzi&Morandi, godersi il mare al largo, osservare un tratto di costa altrimenti inaccessibile da un punto di vista privilegiato, sorseggiare champagne in rada al tramonto? Ecco spiegato il motivo per cui la vostra vicina di scrivania, che fino a ieri non aveva visto un porto nemmeno in cartolina, da un mese vi spiattella il programmino delle sue ferie a bordo di un lussuoso yawl in mezzo alle isole Cicladi («ma forse ci scappa anche un giretto a Creta...»). Invidia.

Nonostante i recenti governi lacrime-e-sangue abbiano preso di mira la nautica a colpi di balzelli e retate di finanzieri tra le banchine, quello della barca resta un mito inaffondabile. Non c'è caro-benzina o Grande Fratello fiscale che tenga. Il mercato è in ripresa, i cantieri tornano a rumoreggiare e le scuole per aspiranti comandanti si ripopolano come ai bei tempi. Invece i tempi sono cambiati e nuovi stili ed esperienze di navigazione si affacciano all'orizzonte come una schiarita dopo la burrasca. Oggi lo status symbol del «mi faccio la barchetta» non è più necessariamente legato al suo possesso. La passione per il mare, insomma, va rimodulata secondo i dettami della sharing economy. Se ormai ci sembra naturale condividere con qualcuno conosciuto su internet un viaggio in autostrada, perché mai non dovrebbe valere lo stesso principio per una crociera? Attorno a questa intuizione si è sviluppata una serie di piattaforme digitali che consentono a tutti (o quasi) di prendere e salpare. Così, prima di mollare le cime, si naviga in Rete da uno smartphone per entrare in contatto con i futuri compagni di viaggio. Il boat sharing ha fatto nascere autentiche comunità, altro che virtuali. In queste «Repubbliche marinare» del terzo millennio c'è davvero di tutto: dagli skipper che mettono a disposizione saperi ed esperienza a chi si offre come guida tra i paradisi del Mediterraneo; dagli avventurieri con zero ore navigate nel curriculum però a caccia di una vacanza fuori dai soliti schemi a chi spalanca la cabina della propria imbarcazione, non certo soltanto per dividere i costi di carburante e cambusa ma animati da un'idea neoromantica su come vivere il mare, i laghi, la natura.

Però attenzione, se in famiglia nessuno ha mai vinto l'America's Cup o non conoscete colleghi che hanno già circumnavigato l'Africa tre volte, sappiate che un equipaggio affiatato si costruisce miglia dopo miglia. Per lo meno quando tutti i vostri compagni di traversata avranno capito che il «boma» non è un serpente velenoso e «l'abbattuta» non fa crollare proprio niente. Perciò, se quest'estate avrete il coraggio di condividere una vela, evocate il sacro spirito di Cristoforo Colombo e armatevi sopratutto di tanta pazienza. Ad esempio, quando chiederete alla fidanzata del vostro amico di dare «una mano di terzaroli» e lei d'istinto lascerà il pozzetto per precipitarsi in cucina. Keep calm e fatevi scivolare tutto addosso, anzi «di bolina».