Barcellona resta senza corrida La morte del toro non fa profitti

Perdite altissime: almeno mezzo milione di euro ogni stagione

da Barcellona

Nella Plaza de Toros Monumental di Barcellona c’è un tendone del circo. L’arena dove toreros contro tori combattono fino all’ultimo respiro qui forse ha chiuso per sempre.
«Dal 2008 non si vedrà più nessuna corrida di tori», scrive il quotidiano El Pais. Il vicesindaco della città, Jordi Portabella, non nasconde la propria soddisfazione per la probabile decisione e già ipotizza alternative. «Penso a un mercatino da fare sulla storica piazza».
È l’anima animalista che schiaccia la tradizione, è la vittoria definitiva di quella mozione del 2004 che dichiarava Barcellona città antitaurina. Qui in Catalogna uccidere tori non è mai piaciuto tanto, qui i tori sono tori, non rappresentano come nel resto del Paese uno dei simboli nazionali.
Ma in questo caso la decisione di sospendere le corride dipenderebbe da una questione economica. La società Balana, proprietaria della monumentale Plaza de Toros Monumental che gestisce la piazza è in crisi. Ogni volta che va in scena la corrida si perdono 24mila euro. Nel 2006 sono previste 23 fiestas, la perdita totale ammonterebbe a un totale di circa 92 milioni di vecchie pesetas, pari a poco più di mezzo milione di euro.
L’amministrazione di Barcellona ha scelto di non intervenire. «È la decisione di una impresa privata», spiegano. La posizione del comune di Barcellona è chiara: Jordi Portabella è un convinto antitaurino.
In Catalogna ci sono già state iniziative contro la corrida. Due i motivi principali: da un lato l’umiliazione e il dolore inflitto all’animale, le associazioni animaliste si muovono da anni nell’intento di muovere le coscienze, di sensibilizzare la gente e di boicottare corrida e toreros; dall’altro, in modo più implicito, c’è il carattere spagnoleggiante della festa che qui è visto sempre con un po’ di distacco.
Nell’aprile del 2004 nazionalisti, repubblicani e socialisti votarono contro la corrida. Solo il partito popolare votò in modo favorevole.
«I tori rappresentano una tradizione anacronistica che morirà da sola, senza che i poteri pubblici intervengano», dicevano i sostenitori dei diritti dei tori. Non è della stessa opinione Fernando Camera: un torero che ha toreato in tutte le Plaza de Toros della Spagna. «Non è violenza, nell’arena il toro compie il suo destino. La sua essenza si realizza nel momento in cui lotta. Il toro è fuoco e animosità. Il dolore nell’arena non si sente, nemmeno quando le corna lacerano la carne, nemmeno quando nella sua schiena entra l’ultima spada. C’è solo adrenalina. Quello che diamo al pubblico è uno spettacolo unico. Non possono togliercelo».
Fino ad ora Barcellona aveva continuato a celebrare i suoi toreri. Era l’ultimo legame con quella Spagna tradizionale che qui sta cambiando faccia troppo in fretta. Restano i nostalgici, ormai una minoranza, che non vuole arrendersi alla morte di questo rito, l’antica danza tra l’uomo e il toro che celebra e scongiura proprio la morte. Restano i turisti, quelli che non vogliono lasciare la Spagna senza aver visto almeno una volta la corrida. Chi va a Barcellona dovrà rassegnarsi. Qui, la morte nel pomeriggio, è passata di moda.