Barcellona si è stufata: alt alla movida libera e ai matrimoni omosex

Per i socialisti è la batosta che brucia di più. E non solo in Spagna: la città catalana, governata dal Psoe per 32 anni, in Italia veniva indicata dalla sinistra come il simbolo della libertà e del progresso. Ma evidentemente non si stava così bene <br />

Si torna indietro. Barcellona è la prima, anche nel disastro, nella sconfitta, lei è davanti a tutti. Poi vengono Siviglia, Saragozza, Cordoba. Tutte ex roccaforti della sinistra. Il partito socialista è a pezzi, non ha perso, di più. è stato letteralmente affondato. Gli avversari superano di quasi dieci punti, il Partito Popolare di Mariano Rajoy ha ottenuto il 37,53 per cento contro il 27,79 per cento. Oggi Zapatero è rimasto un uomo solo, ha perso lo slancio e si è trasformato in una zavorra. Pesante e ingombrante.
Anche i suoi lo criticano, alle prossime elezioni, tra meno di dieci mesi, non si ricandiderà, lo aveva già annunciato, ma i dati di ieri gli hanno dato tragicamente ragione. Il premier è ai minimi storici di popolarità. Il 2004, l’anno della vittoria e del successo è lontanissimo. La sua carriera è finita, ma vedere andare via anche Barcellona fa ancora più male. Era disposto a perdere, sapeva che il rischio c’era, ma Barcellona no. Zapatero politico è nato qui, qui ha trovato i suoi maestri e i suoi sostenitori. Il ragazzo prodigio, il giovane con tanta voglia di emergere è diventato il politico che si è bruciato, dicono adesso i suoi. Lo criticano - adesso- di non aver rispettato le tappe, di non aver studiato abbastanza, di non aver saputo affrontare in tempo la crisi economica che nel 2008 si è abbattuta sull Spagna. Lui che ha ammesso in ritardo le reali condizioni del Paese, ferendo a morte l’orgoglio di Barcellona, città in eterna competizione con gli altri. Nel 2007 il Paese creava più posti di lavoro nell’Unione Europea, quindici anni di crescita ininterrotta, Barcellona il motore di questa crescita esponenziale, il boom economico partiva da lì, dalla regione più ricca, la più forte. Viaggiava veloce Barcellona, il vento dell’ottimismo era arrivato anche in Italia, che invidiava e si sentiva irrimediabilmente superata.
Quanto era bella Barcellona, la qualità della vita, il lavoro, il clima, il boom economico, le gru che costruivano senza sosta. Gli italiani guardavano verso la Catalogna e già si sentivano meglio, era vento di libertà, di diritti per tutti, i matrimoni gay, la ricerca scientifica, il limite con l’etica più labile, il progressimo, il laicismo. A Barcellona splendeva sempre il sole. Gli italiani seguivano il miraggio, il miracolo era completo, benessere e diritti dispensati un po’ a tutti. Per i nostri girotondini, seguaci del popolo viola, era la Terra promessa.
Oggi Barcellona si risveglia di pessimo umore, deve ricomporre i cocci, rimettersi in piedi e in fretta, ricominciare dal buon governo, i socialisti lasciano ai catalani di Convergencia i Unio che aumentano di 14-16 seggi. La priorità è cambiare i politici, combattere la corruzione, ritrovare posti di lavoro persia da quando nel 2008 è scoppiata la bolla immobiliare, far ripartire quelle gru rimaste ferme ad aspettare un nuovo miracolo.
Gli indignados, i ragazzi che da più di una settimana si danno appuntamento nelle principali piazze del Paese sono scesi in strada anche per questo, per cambiare e farlo in fretta.
Anche il partito Socialista, deve muoversi in fretta, organizzare le primarie per la scelta del candidato da presentare alle prossime politiche. Il vicesegretario del partito, José Blanco ha reso noto che si comincia sabato. In pole position ci sono Rubalcaba, ministro degli Interni e portavoce del governo, e la ministra della Difesa Carme Chacòn. Dall’altra parte Mariano Rajoy sa che non può farsi sfuggire questa grande occasione.
Il partito popolare di Rajoy ha più potere locale che mai. Il leader del centro destra che ha sostituito l’ultimo cavallo vincente dei conservatori, Josè Maria Aznar, ha trovato in queste amministrative e regionali il trampolino di lancio per conquistare la Moncloa. Sa che potrebbe vincere anche a elezioni anticipate, disarcionare Zapatero, è questo il sogno segreto di Rajoy. Ma c’è anche una sorpresa e un segnale forte, fortissimo, in questo terremoto politico: Bildu, la coalizione della sinistra indipendentista radicale basca che il governo del premier socialista Josè Luis Zapatero ha tentato di fare vietare dalla giustizia di Madrid, è diventata a sorpresa la seconda forza politica dei Paesi Baschi. Gli indipendentisti hanno ottenuto alle amministrative il 25,4%, dietro solo al partito nazionalista basco moderato Pnv, al 30%. Un successo «storico», dicono loro. E a ragione. Mai avevano ottenuto un tale risultato che rompe la mappa politica basca.