Un barcone con 600 immigrati naufraga in Libia Altri 2000 clandestini arrivati a Lampedusa

La Tunisia ha iniziato a bloccare i barconi in partenza dalle sue coste. Maroni è soddisfatto: "L'accordo funziona". Ma si apre un nuovo fronte. Ora gli immigrati arrivano dalla Libia. E proprio al largo di Tripoli è affondato un barcone con 600 clandestini a bordo: decine di morti

Lampedusa - Non si arrestano gli sbarchi dei clandestini. Tappato un fronte, se ne apre un altro. Mentre la Tunisia ha iniziato a bloccare i barconi diretti in Italia, gli immigrati partono dalle coste libiche. Questa notte un nuovo maxi sbarco ha inviatti riversato su Lampedusa 842 immigrati soccorsi dalle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. Ieri hanno raggiunto le coste dell'isola più di mille immigrati, tra cui molte donne e bambini. E proprio al largo di Tripoli è affondato un barcone con 600 clandestini a bordo: ci sarebbero decine di morti.

La Tunisia blocca gli sbarchi A margine della consegna di un immobile confiscato alla mafia, in provincia di Como, il ministro degli Interni Roberto Maroni ha espresso piena soddisfazione per l'attuazione da parte della Tunisia dell'accordo per fermare gli immigrati. "Oltre agli sbarchi di profughi dalla Libia - ha sottolineato il titolare del Viminale - nelle ultime ore è avvenuta anche una cosa importante perché per la prima volta le autorità tunisine hanno fermato un barcone partito carico di clandestini e lo hanno riportato in Tunisia". Maroni ha, infatti, sottolinea che è "la dimostrazione che l’accordo fra i due governi funziona".

I flussi non si arrestano Non si fermano i flussi regolati dalle condizioni del mare. Il Viminale spiega che quello sottoscritto il 5 aprile tra Italia e Tunisia prevede il rimpatrio per i migranti arrivati dopo quella data, ma anche per 800 giunti prima che fosse siglata l’intesa, numero raggiunto nei giorni scorsi. Quanto al blocco della macchina dei rimpatri, il ministero degli Interni sottolinea che è dovuto al fatto che il venerdì per i musulmani è giorno di festa; da oggi, dunque, riprenderanno i voli - uno al giorno - verso Tunisi con a bordo i maghrebini sbarcati dopo il 5 aprile. Ma tra gli immigrati giunti in Italia (33 mila dall’inizio dell’anno, secondo i dati forniti dall’agenzia europea Frontex) una trentina ha pensato a una soluzione inattesa: il ritorno volontario in patria.

Tragedia al largo della Libia Un barcone con oltre 600 migranti è naufragato all’alba di ieri mattina davanti alle coste libiche, nei pressi di Tripoli. Nell’incidente sarebbero morti decine e decine di migranti; altri si sarebbero salvati raggiungendo a nuoto la riva. L’imbarcazione sarebbe infatti colata a picco subito dopo la partenza, a poche decine di metri dalla spiaggia, perchè sovraccarica. Secondo le testimonianze raccolte dal giornalista somalo Aden Sabrie, che collabora con la Bbc, sarebbero stati recuperati 16 cadaveri di suoi connazionali, tra cui alcune donne e tre neonati, mentre altri 32 risultano ancora dispersi. Ma il numero complessivo delle vittime, provenienti anche da altri paesi dell’area sub sahariana, sarebbe di gran lunga superiore.

Il fondo europeo per i clandestini L’Oim, l’organizzazione Internazionale per le migrazioni, ha annunciato che sta sostenendo i primi casi di ritorno volontario di nordafricani già in possesso di permesso di soggiorno temporaneo. La procedura, finanziata con fondi europei, è gestita dal nostro ministero dell’Interno e si avvale del programma "Partir" messo a punto dall’Oim, che in due anni ha permesso il ritorno volontario di oltre 400 migranti, che hanno ottenuto un biglietto aereo e 200 euro. Intanto, con la stagione estiva alle porte, gli albergatori e i commercianti di Lampedusa lanciano l’allarme: "Non ci sono più le condizioni per poter lavorare. Gli spot pubblicitari per rilanciare e sponsorizzare l’immagine dell’isola, sono partiti; ma prenotazioni di viaggi e vacanze continuano a non arrivare". Gli imprenditori chiedono aiuto al governo e minacciano di consegnare le licenze commerciali. "I provvedimenti - sottolineano - risultano insufficienti per dare un’importante spinta all’economia isolana, se non supportati da una serie di misure finanziarie per la categoria". "Se non riceveremo risposte - dice Antonio Martello, presidente del consorzio albergatori isole Pelagie - chiuderemo le nostre attività".