Bare, insulti e graffiti: gli studenti fanno festa

In 5mila al corteo, ma la stragrande maggioranza non sa perché protesta

Sono partiti da largo Cairoli poco dopo le 9.30 e hanno attraversato le vie del centro a suon di slogan fino a raggiungere parco Ravizza, dove hanno tenuto un’assemblea a microfono aperto. «Con il voto in condotta ci tappano la bocca», gridavano gli studenti, preceduti da una bara nera di cartone con la scritta «scuola» ad indicare provocatoriamente quelli che ritengono i possibili effetti della riforma Gelmini.
Erano in 5mila a protestare, a dire no ai tagli per 8 miliardi di euro all’istruzione e alla conseguente riduzione del personale docente e non, no al maestro unico, no all’abbassamento dell’obbligo scolastico dai 16 anni ai 14, no ai finanziamenti alle strutture private e al voto in condotta. Peccato che molti di loro, per lo più giovanissimi appena entrati nel mondo della scuola superiore, non fossero proprio consapevoli dei motivi per cui erano scesi in piazza. Di fronte ai microfoni e alle telecamere dei giornalisti alcuni sono, infatti, apparsi piuttosto incerti sulle risposte da dare. Anzi, diciamo pure alquanto confusi.
Del resto si sa, per i più giovani - e non solo - manifestazione è spesso sinonimi di festa, una buona scusa per disertare, almeno per un giorno, i banchi di scuola. Ma questo autunno le occasioni di vacanza extra promettono di essere più d’una. Se quella di ieri è stata la seconda mobilitazione nel giro di una settimana, lo striscione «Non è che l’inizio» in apertura di corteo, preannuncia giorni di fuoco negli istituti.
Già venerdì prossimo è in programma un’altra manifestazione, cui parteciperanno congiuntamente studenti e professori, e per il 30 ottobre i sindacati della scuola hanno raggiunto l’accordo per uno sciopero generale.