BARENBOIM dirige l’Eroica per il grande Toscanini

Nel cinquantesimo anniversario della morte, il maestro esegue la sinfonia dedicata a Napoleone

Di tutto e di più. Librerie ed edicole sommerse dall’immagine di quel volto autorevole, autoritario, irascibile. Quotidiani e periodici specializzati a gara. Addirittura, e viene un sussulto, quasi fosse scomparso ieri, il nome in neretto di Arturo Toscanini tra le necrologie di un importante quotidiano. Intanto Parma, la sua città, restaura la sua casa e agghinda il suo quartiere. E ovunque, oggi 16 gennaio, data del cinquantesimo anniversario della morte del direttore che instaurò un nuovo modo di intendere il ruolo di chi sta sul podio, iniziative musicali a staffetta, sovrapposte, prolungate per l’intero 2007. Non mancano la beghe di campanile. Né le querelle sulla reale rilevanza storica della sua figura. Tutto detto e scritto. La vita, l’arte, la storia, il correre su e giù dall’Europa all’America. Il caratteraccio. La fede politica. Quella che nel ’31 lo fa rompere con l’Italia (ma tornerà nel ’46 in occasione del concerto inaugurale della «sua» Scala ricostruita ), quando a Bologna, accompagnato da Cesare Nordio, viene spintonato dalla folla perché si rifiuta di aprire l’omaggio all’adorato Martucci con «Giovinezza». Ci ricorda l’episodio, notissimo, Laura Nordio, che conserva il cappello e la bacchetta caduti per terra allora. Le incisioni e le interviste. Il côté che tanto contribuirono a una celebrità quasi sacrale. Prendiamo il carteggio con Guido Cantelli e i rimbrotti nei riguardi del pupillo quando questi, nel ’55, tornando al genere operistico, si accingeva a inaugurare la Piccola Scala con Così fan tutte. Come il Teatrino e non il Teatrone? Come un autore straniero e in più un’opera «capolavoro noioso»?. «Io - fa scrivere al figlio Walter - ho cominciato alla Grande Scala e con i Maestri Cantori».
Probabilmente l’erede più diretto di Toscanini è Muti. Che non s’è mai stancato di ringraziare il suo maestro Antonino Votto, già assistente di Toscanini, per il senso del rigore, della visione d’assieme, della cura del particolare, della fedeltà al testo (e puntature eleminate da Traviata e Trovatore) imparati da lui che li aveva imparati dal grande. E che ora consegna la sua gratitudine a una bella intervista concessa a Classic Voice. Ovviamente anche la Scala ricorda. Questa sera alla 19 apre le sue celebrazioni con Daniel Barenboim e la Terza di Beethoven. Con l’Eroica e quella Marcia Funebre del secondo movimento che è una specie di alternativa laica al Requiem della messa cattolica. Alla Scala abbiamo ascoltato l’Adagio di recente, con Myung-Whun Chung, in occasione della scomprsa di Carlo Maria Giulini. Ma ora la scelta dell’intera sinfonia è dovuta al fatto che quando la salma di Toscanini fu trasferita da New York al Monumentale, nel ’57, Victor De Sabata la diresse nel Piermarini deserto in segno di lutto, mentre i microfoni difondevano le note tra la folla che stipava la piazza. L’Eroica, presentata dello stesso Beethoven all’An der Wien nel 1805, è del resto concepita per un grande. In origine Bonaparte. Con questo concerto Daniel Barenboim apre simbolicamnte la sua stagione di maestro della Scala. Aveva già diretto la Filarmonica in occasione del Concerto di Natale 2005 (ancora Beethoven, la IX). Il direttore, che per essere presente ha trascurato precedenti impegni, ripenderà il filo commemorativo in novembre, con il Requiem di Verdi anche ripetuto all’Auditorium Paganini di Parma e la partecipazione a una tavola rotonda sul tema Toscanini-cultura musicale di massa. Intanto, presente il Capo dello Stato, la celebrazione breve e intensa sgranerà i suoi momenti attorno al velluto del minore della celebre Marcia. E il cuore batterà, la tensione sarà tangibile, l’emozione si farà suono dolente e assorto. Fino alla fine, quando regnerà su tutti la musica del silenzio.
Daniel Barenboim
Teatro alla Scala ore 19
ingresso gratuito